Napoli perseguita anche i suoi goleador

C’è troppa spazzatura a Napoli. Non soltanto quella scaricata lungo le strade davanti ai condomini. C’è puzza di marcio nelle vicende che coinvolgono gli eroi del pallone: Cavani, Hamsik, Lavezzi, tutti e tre in prima pagina di cronaca, non soltanto per i gol, per le imprese al San Paolo, per la Champions. Tutti e tre in commissariato per denunciare furti e rapine, non roba piccola, ma pistole puntate in faccia, l’ultima alla fidanzata del Pocho Lavezzi, Yanina Screpante, sabato sera affrontata da due mariuoli in via Petrarca, terrorizzata e rapinata dell’orologio d’oro che portava al polso.
Così è accaduto a Martina Franova, moglie di Marek Hamsik, bloccata a Varcaturo, sul litorale flegreo, da un gruppetto di delinquenti armati, costretta a scendere dall’auto, ad abbandonarla e a consegnarla. Già tre anni fa, sempre sotto la minaccia di una pistola, venne sottratto un orologio prezioso a suo marito. La villa di Cavani in via Scalandrone, tra Bacoli e Pozzuoli, era stata svuotata mentre il calciatore uruguaiano si trovava all’estero per un impegno con la nazionale.
Storie cattive, cronaca di una Napoli che sta cambiando pelle e odore, di un popolo che non risparmia più nemmeno i suoi eroi di giornata, che non ha più voglia di proteggerli, come seppe fare con Diego Armando Maradona, libero di fare e di disfare, indossando il burqa dell’omertà e dell’impunità continue, felici, spavalde perché al Pibe de Oro tutto era permesso e tutto veniva permesso, evasione fiscale compresa. E la criminalità ha messo piede nel calcio, con la droga, con le scommesse clandestine, con i ricatti, con il riciclaggio del denaro sporco. Ma con i tre tenori di oggi la storia sta cambiando. Napoli ha fame, Napoli se ne frega del calcio, il paradiso può attendere, la camorra viaggia con un altro calendario, non c’è nemmeno l’alibi del vicolo, della fuga nel buio, sono saltate le marcature anche nel centro cittadino, la paura delle vittime dinanzi all’ombra della canna di una pistola, alla minaccia di una violenza, permette la rapina fulminea e sicura, il bersaglio è noto, il valore degli oggetti che si porta addosso anche, gli emolumenti di un calciatore rappresentano una voce di accesso immediato per i delinquenti.
Napoli milionaria è una commedia eduardiana, ma oggi il teatro non applaude. Il sindaco fa la ruota del pavone in tribuna autorità a fianco di Aurelio De Laurentiis, ma gli sfuggono di mano alcune urgenze delicate: l’immondizia e la sicurezza. Queste vanno assieme, corrono maledette a fianco una dell’altra, De Magistris ha esaurito i volantini della sua campagna elettorale, il suo staff, così reattivo per vicende calcistiche di associazione a delinquere fatica a comprendere il fenomeno del condominio, la propaganda non sa come comportarsi di fronte alle pistole puntate e alle case svaligiate. Se i campioni dello sport diventano oggetto di cronaca nera allora non c’è tempo nemmeno per passare la nottata. Non perché Cavani. Hamsik o Lavezzi siano cittadini di serie A, a differenza degli altri, ma perché Napoli continua a farsi del male quasi si consideri un’enclave del Paese, sfacciata, libera di provocare e portare la morte per rapina di un turista americano di 66 anni, sicura di una impunità a prescindere.
Napoli guida il corteo affollato, Milano soffre lo stesso male oscuro e vigliacco, come Torino, come Roma, come il Nord, il Centro e il Sud, come in Inghilterra dove i ladri approfittano dell’ora delle partite per pulire le ricche dimore deserte dei calciatori, perché i delinquenti non hanno studiato la geografia o i codici, ma conoscono a memoria le mappe catastali e i conti correnti.
A Napoli sono andati oltre il semplice furto, le vicende dei tre calciatori e delle loro donne rappresentano un segnale diverso, sono una sfida a chi si considera intoccabile, non soltanto in quell’ora e mezza di gioco. La partita vera incomincia al fischio finale. I delinquenti di Napoli sono fieri di essere in vantaggio, non hanno avversari.