Napoli la più sprecona, Bologna la più tassata

I bolognesi hanno l’ingrato record di essere i più tassati dal loro Comune: 781 euro l’anno pro capite, il 50% in più della media nazionale. Roma si conferma la città più indebitata, per 8,5 milioni di euro. Ma la maglia nera del Comune meno virtuoso nella spesa pubblica va a Napoli: una gestione più attenta farebbe risparmiare in un anno la bellezza di 220 milioni di euro, da investire in servizi ai cittadini, lotta alla criminalità o magari per arginare il buco nelle casse del municipio, sempre più profondo. Lo rivela l’analisi comparata dei bilanci di 23 grandi Comuni italiani, realizzata dal Politecnico di Milano per l’associazione Civicum.
Nella Firenze degli sceriffi ci sono gli automobilisti più indisciplinati d’Italia, o forse i vigili urbani più severi. Il dato certo è che ogni cittadino paga in multe la bellezza di 134 euro all’anno. A Trento, Comune non a caso in testa alla classifica della «soddisfazione» dei residenti, l’incasso dalle contravvenzioni è di solo 30 euro pro capite. Altro record ad alto tasso di popolarità, i trentini pagano in imposte locali appena 353 euro l’anno. Del resto da quelle parti una vagonata di denaro pubblico arriva puntuale direttamente da Roma: 1.429 euro per abitante (terzo record di fila). Ma scorrendo la classifica delle città più «aiutate» dallo Stato, la vera sorpresa arriva al secondo posto. Subito dopo Trento non c’è un’altra città a «statuto speciale», ma Napoli. Sì, la giunta Iervolino riceve ben 1.416 euro pro capite in trasferimenti da Roma. Qualche confronto? La media nazionale è di 682 euro, a Milano ne arrivano 592, a Torino 541, a Brescia appena 351.
La proporzione è secca: il capoluogo della Campania incassa dallo Stato 4 volte di più rispetto a quanto incassa il Comune di Brescia. Ma il confronto tra le due città riserva altre sorprese. A Brescia, di fronte alla scarsità delle risorse, l’amministrazione ha fatto di necessità virtù. Grazie a investimenti e partecipazioni azzeccate, oggi incassa ben 1.078 euro l’anno pro capite dalle «entrate extratributarie», e cioè dai dividendi delle società partecipate e dai proventi dei beni patrimoniali. A Napoli, invece, i conti sono sempre più in rosso. Proprio ieri Italia Oggi ha rivelato i contenuti della «relazione riservata sulla situazione economica-finanziaria dell’amministrazione», firmata da Francesco Boccia, il deputato Pd che il sindaco aveva corteggiato a lungo nei giorni della tempesta giudiziaria, sperando di assegnargli l’assessorato al bilancio. Ebbene, secondo questo documento «ufficioso», a Napoli il debito pubblico del Comune ha raggiunto quota 3 miliardi. Uno «scenario apocalittico», frutto anche di un’evasione fiscale al 35%. Già, perché sotto il Vesuvio ormai «le tasse le pagano solo i volenterosi».
Ma dove vanno a finire i soldi che entrano nelle casse dei municipi? Quanti tornano ai cittadini sotto forma di servizi e quanti vengono bruciati dalla burocrazia? In media, i Comuni italiani spendono il 27% delle entrate per l’«autoamministrazione», tra stipendi, cancelleria e auto blu. La maglia nera è Palermo: per ogni 100 euro che incassa, ne spende 39 per autoalimentarsi. Uno spreco da 136 milioni di euro all’anno. Il Comune di Napoli brucia il 36% delle risorse (220 milioni), seguono Sassari, Pescara e Firenze al 32%. I più virtuosi? Tanto per cambiare sono al Nord: da Torino a Venezia, da Trento a Bolzano, da Trieste a Milano, da queste parti le giunte spendono in burocrazia più o meno il 20% delle risorse. Il resto viene investito direttamente in servizi ai cittadini. Se poi questi servizi sono all’altezza della spesa, questo i bilanci comunali non lo dicono.