Napoli, al premier riesce la rivoluzione d’ottobre

Aveva promesso di riportare in dieci giorni alla normalità la città di nuovo invasa dalla spazzatura: con la sua seconda visita in Campania ha ottenuto con 48 ore di anticipo l’accordo necessario e lo stop alle proteste <br />

Napoli - Da venerdì a venerdì. La rivoluzione d'ottobre dei rifiuti di Napoli. Otto giorni per progettare un ritorno alla normalità della città e dell'area vesuviana, teatro di scontri furibondi per oltre un mese, tra le forze dell'ordine e i talebani del Vesuvio, scesi in campo contro la paventata ipotesi di aprire una seconda discarica a Terzigno, a Cava Vitiello. Una protesta che sembrava infinita, un braccio di ferro tra la gente e infiltrati dell'area antagonista e dei clan locali con lo Stato.

Invece, tutto è cambiato all'improvviso, quando, venerdì 22 ottobre, il premier Berlusconi (due anni e mezzo dopo il primo miracolo di spazzare via la monnezza della Campania) investì, nuovamente, del problema rifiuti a Napoli, il sottosegretario Guido Bertolaso. «Tutto a posto nel giro di dieci giorni», promise Berlusconi. Ieri, il Presidente della Giunta Regionale della Campania Stefano Caldoro ha detto al Giornale: «Il governo di centrodestra ha mantenuto la promessa. Berlusconi aveva detto che in dieci giorni avrebbe chiuso l'accordo con i sindaci. I dieci giorni scadono lunedì ma, l'accordo con i sindaci è già stato chiuso».

Poche ore dopo l'investitura, il Capo della Protezione civile, armi e bagagli era già nella Prefettura di Piazza del Plebiscito, per tenere una serie di incontri con il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, il Prefetto Andrea De Martino, i sindaci dell'area vesuviana, questi ultimi tutti schierati con le popolazioni, contro l'apertura della seconda discarica di Cava Vitiello. Bertolaso ha dialogato con tutti, per cercare intese, aggiustamenti al suo Piano, anche con le combattive “mamme vesuviane” e i comitati antidiscarica.
Due giorni dopo, il no dei sindaci, al Piano del capo della Protezione civile, che prevedeva la bonifica di Cava Sari e la riapertura del sito (a “pulizia” avvenuta) per servire solo le popolazioni della zona vesuviana e non anche quella di Napoli e il “congelamento” del sito di Cava Vitiello, istituito con una legge e, quindi, non cassabile con una semplice decisione presa a tavolino ma solo attraverso una legge ad hoc.
«Vado avanti lo stesso, anche senza il sì dei sindaci», disse un amareggiato Bertolaso, appena una settimana fa. «Berlusconi è con la gente di Napoli, riusciremo nel nostro intento di far tornare la normalità in questi luoghi», disse il capo della Protezione civile. Ma, un primo “miracolo” intanto era già avvenuto. Isolati i talebani del Vesuvio, a Terzigno e dintorni era almeno sopravvenuta una tregua: i guerriglieri avevano smesso di lanciare molotov, razzi, bombe carta contro le odiate “divise”.

Due giorni fa, venerdì 29 ottobre, quell'accordo negato in un primo momento dai sindaci del Vesuviano è stato invece raggiunto, presente in Prefettura a Napoli il premier Berlusconi, staccatosi dai suoi impegni di Bruxelles e romani per seguire in diretta le vicende napoletane. Alle ore 22, l'annuncio dello stesso premier. «Cava Vitiello non aprirà più». Poi: «A seguito di un'ampia disamina abbiamo trovato la soluzione per l’emergenza rifiuti». E i sindaci del Vesuviano hanno festeggiato la decisione, con abbracci e pacche sulle spalle. No anche all'apertura della discarica di Serre (Salerno), annuncia il Presidente del Consiglio. «I sindaci sono d'accordo per uno stop alle proteste», ha poi spiegato Berlusconi.
L'accordo del venerdi del “miracolo” prevede che «i comuni dell'area vesuviana - spiega il premier - si impegnano a rendere disponibili subito le aree per la realizzazione di uno o più siti di compostaggio allo scopo di garantire l'autonomia delle amministrazioni comunali interessate nella gestione del ciclo dei rifiuti». Poi, le rassicurazioni che i cittadini volevano ascoltare: «I comuni predetti potranno conferire i rifiuti in cava Sari fino a esaurimento della stessa, tranne che in situazioni di accertata criticità».
Stefano Caldoro è soddisfatto per l'accordo raggiunto. «Dobbiamo rimontare venti anni di ritardi e non è pensabile che ciò possa avvenire in una sola notte. Venerdì sera è stata raggiunta una intesa equilibrata e positiva per i cittadini. È evidente che il problema complessivo non è risolto».