«Il Napoli è pronto allo sciopero Non siamo in Cile»

La chiusura degli stadi? «Questo è puro fascismo di 80 anni fa. Questa non è democrazia. Sembra di stare in Cile, in un Paese del Sudamerica». È durissimo il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, commentando le misure adottate per il calcio. «Questi signori - attacca il produttore cinematografico - non hanno capito che si devono confrontare con i diretti interessati». La soluzione, per De Laurentiis, appare lontana tanto che apre a una prospettiva clamorosa: «I club potrebbero anche decidere di non giocare, di scioperare. Se non ci sono le garanzie per quale motivo si deve giocare?». De Laurentiis è pronto a passare all'azione. «Noi dovremmo chiedere i danni alla Figc, al Coni e allo Stato. Dovremmo chiedere loro - annuncia - l'equivalente di 10, 20, 30 o 100 miliardi di euro di danni per non aver saputo sviluppare il mondo dello sport in maniera appropriata». «Se gli stadi stanno in quelle condizioni - si chiede polemicamente il presidente del Napoli -, ma che la colpa è nostra? Perché i Comuni, che sono i proprietari, non hanno messo gli stadi a norma?  Perché fanno rischiare i cittadini e non guardano alla salute pubblica?». Quanto all'ipotesi che gli stadi vengano acquistati dalle società, De Laurentiis sbotta: «Le società non hanno una lira, bisogna fare passi progressivi».
«Mi dispiace per Napoli e per De Laurentiis - ha commentato il sindaco Rosa Russo Iervolino - ma ritengo giusto che non si giochi fino a che lo stadio San Paolo non sarà adeguato alle norme di sicurezza».