Napoli, rifiuti in Germania via nave: costi doppi

I treni che trasportano di solito la munnezza fermi per misteriosi
problemi amministrativi. Da trasferire ci sono 180mila tonnellate di
spazzatura. Rotta da 5mila chilometri: 10 giorni di viaggio. E si usano i cargo: viaggi rischiosi che costano 30 milioni

Manila Alfano
Gaia Cesare


L’accordo c’è. Per salvare Napoli dalle 2.300 tonnellate di immondizia che ancora sommergono la città, la Germania resta per il commissariato straordinario la terra del miraggio. Mentre i treni della Ecolog - che trasportano ogni giorno, domenica esclusa, tra le seicento e le settecento tonnellate di rifiuti - sono ancora fermi per imprecisati «problemi amministrativi» (la società ferroviaria avrebbe detto «no» a nuovi convogli per il mancato pagamento degli arretrati), il supercommissario De Gennaro non ha perso di vista la rotta tedesca. Che questa volta potrebbe essere battuta via mare piuttosto che su rotaie.

L’intesa politica è già stata raggiunta con Berlino e i Laender interessati: circa 180mila tonnellate di immondizia che invadono la regione potrebbero viaggiare per i mari europei e approdare in territorio tedesco. Un’esperienza già sperimentata con la vicina Sardegna e costata al nostro Paese 500mila euro, più del doppio di quanto si sarebbe speso utilizzando i treni diretti verso termovalorizzatori tedeschi.

Il Commissariato per i rifiuti resta cauto: «L’accordo di massima c’è, ma ora aspettiamo le proposte delle società tedesche che operano nel settore della termovalorizzazione e del recupero dei rifiuti. Sulle modalità di trasporto siamo aperti a ogni soluzione».

Ma quanto potrebbe costare l’operazione-mare? La scelta si era già dimostrata più che dispendiosa in passato, un vero e proprio spreco: i viaggi verso le coste sarde erano costati più del doppio rispetto al trasporto su rotaie. Per la Germania, il Commissariato glissa ma, secondo una stima elaborata con l’aiuto di esperti in logistica, qualche calcolo si può fare. La rotta innanzitutto: la strada più ovvia passa per lo Stretto di Gibilterra, fino ad Amburgo. Una circumnavigazione di mezza Europa lunga ben 4.870 chilometri. Le spese: per trasportare 180mila tonnellate di rifiuti ci vogliono 18mila container (ciascuno può contenerne 10 tonnellate). Per calcolare la spesa totale si può partire dall’esperienza dei cargo di pattume portati in Sardegna, costati 400 euro a tonnellata. Ed eccoci arrivati al totale: circa 72 milioni di euro. In treno lo smaltimento dello stesso quantitativo sarebbe costato 39 milioni: una spesa aumentata del 45 per cento.

E poi i rischi ambientali. Su che imbarcazioni viaggeranno i rifiuti non differenziati? Quali le possibili conseguenze nel caso di problemi lungo la rotta, specie nel ventoso mare del Nord? «Dovesse succedere qualcosa, è chiaro che sversare in uno specchio d’acqua rifiuti non differenziati espone al rischio di un disastro ambientale», spiega Paolo Plescia, ricercatore del Cnr.

«Se la notizia dell’accordo venisse ufficializzata, ci batteremo con tutte le nostre forze contro un piano che ci sembra l’ennesimo spreco di denaro, con l’aggravante dei possibili rischi ambientali lungo le rotte dei mari in questione», dice Gaetano Montefusco, presidente dell’associazione «L’Avvocato del Mare».

L’interrogativo sui rischi resta aperto, mentre intanto a Napoli e in Campania la situazione oggi potrebbe ulteriormente aggravarsi. Non basta l’emergenza ordinaria, oggi potrebbe essere il giorno della super-emergenza. Perché i sindacati Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel incroceranno le braccia per protestare contro il mancato rinnovo del contratto, scaduto 14 mesi fa. «A Napoli il commissario ci ha chiesto l’esenzione dalla protesta - ha riferito Angelo Curcio, responsabile nazionale Fit-Cisl per il settore ambiente -. Ma non siamo in condizioni di farlo. Possiamo solo aumentare i minimi di servizio dove c’è urgenza per motivi di sicurezza».