A Napoli scoppia il partito dei livori E Tonino prova a fare la «lavatrice»

CAOS Le inchieste che toccano molti dipietristi campani hanno portato al regolamento di conti

«Tu sì ’nu camorrista». «E tu ’nu ricattatore». «Omertoso». «Raccomandato». «’Nu Cencelli». È come assistere alla commedia dell’arte, ma il palcoscenico è il teatrino napoletano del partito di Antonio Di Pietro, la pantomima dell’Italia dei valori, o dei favori, dei disvalori, dei valori bollati, la corsa allo sberleffo è lanciata. La Campania è ormai un campo di battaglia per il partito dell’ordine e della disciplina, della legalità e delle mani pulite. Tutti contro tutti, travolti da inchieste e insulti.
Ogni giorno un nuovo battibecco tra gli uomini dell’ex pm, minacce alla pummarola, offese reciproche, lo scaricabarile delle responsabilità che emergono dalle carte e dalle intercettazioni. Le indagini coinvolgono parecchi dipietristi, a cominciare dal figlio del leader, Cristiano Di Pietro, consigliere provinciale a Campobasso, intercettato mentre discute di appalti e raccomandazioni con Mario Mautone, ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise: Di Pietro senior se l’era portato al ministero delle Infrastrutture, salvo prenderne con preveggenza le distanze quando si profilò l’intervento della magistratura. Tonino disse che lo conosceva appena: invece nel memorabile discorso del 29 dicembre 2007 (registrazione ascoltabile su www.ilgiornale.it) l’allora ministro apostrofava Mautone come «il mio direttore generale che c’ha tanta pazienza da venire appresso a me...».
A Mautone, «centro di un sistema di potere molto forte», telefonano pure i parlamentari Nello Formisano, segretario regionale dell’Idv, e Aniello Di Nardo: non gli chiedono consigli politici ma di sistemare gli amici. C’è pure Americo Porfidia, cardiologo, sindaco di Recale (tra Caserta e Marcianise), deputato, che nel 2004 fu indagato per associazione a delinquere con l’aggravante della criminalità organizzata.
Salta fuori che nell’ottobre 2007 Mautone chiese a Formisano di inserire nella legge finanziaria un emendamento a favore della «casa degli anziani» cui era interessato Francesco Manzi, consigliere regionale dipietrista. Senza dimenticare Cosimo Silvestro, ex capogruppo Idv alla Regione Campania: sull’auto blu a sua disposizione scorrazzava agitando la paletta antitraffico l’imprenditore Ciro Campana, arrestato nel ’94 in un’operazione anticamorra, assolto nel 2006, ma nuovamente fermato poche settimane fa assieme a pregiudicati vicini ai clan.
Mettiamoci anche i transfughi mastelliani, gli strani giri dei rimborsi elettorali, l’abitudine di lasciare la carica ma non il posto (Di Pietro jr e Porfidia hanno dato le dimissioni dal partito ma il primo è rimasto in Provincia e il secondo alla Camera): ed ecco il ritratto di un partito dalle mani certo non pulite.
Quando i giudici toccano il Pd, si apre una verifica interna. Nell’Italia dei valori, invece, si passa direttamente ai pesci in faccia. Formisano minimizza tutto: le raccomandazioni sono «cortesie» e «prassi ordinaria», il giovane Di Pietro ha commesso «leggerezze», e conclude: «Anche i cavalli di razza hanno i loro pidocchi». Invece Francesco Barbato, compagno di banco di Porfidia a Montecitorio, va giù con la scimitarra: «Il partito è pieno di persone cui non avrei neppure stretto la mano. In Campania dobbiamo essere più intransigenti che altrove».
Porfidia: «Con Barbato abbiamo una diversa concezione dell’etica politica: lui fa politica soltanto per avere visibilità». Barbato: «Abbiamo certo una concezione diversa di politica e di etica. Lui difende i camorristi». Formisano: «Barbato usa parole omertose verso i compagni del suo partito». Barbato: «Ai tanti esecutivi regionali ai quali ho partecipato io si proclamava l’acquiescenza alla camorra, ho sentito frasi tipo: “La legalità va bene dal Nord al Garigliano, da lì in giù bisogna applicare altre regole”». Chi lo disse? «I panni sporchi si lavano in famiglia e noi abbiamo una lavatrice potente: Antonio Di Pietro». Replica di Formisano: «Barbato mi ricorda un’altra persona che si comportava come lui prima di uscire dal nostro partito, l’assessore Gambale». Un avvertimento in piena regola.
Tutti si considerano intimi di Di Pietro: Formisano ci parla due volte al giorno, Barbato (che dice «con Travaglio formo una “coppia di fatto”») addirittura si considera un consanguineo, «è come se fossimo figli della stessa madre, abbiamo lo stesso Dna». Ci si mette pure la moglie di Mautone, signora Maria Giovanna Papa: «Di Pietro non è quello che sembra. È uno che sfrutta le situazioni, diciamo che il manuale Cencelli non è stato mai dismesso». Il ballo del Mautone: una tarantella dove tutti si pestano i piedi.