Napoli spegne le luminarie di Natale ma si illumina coi roghi di spazzatura

Le vie del capoluogo campano saranno le uniche in Italia
senza luci. E in più sono invase da cumuli di immondizia<br />

da Napoli

Gli eterni roghi della spazzatura di Napoli bruciano ovunque, da Barra e San Giovanni a Teduccio, Scampia e Secondigliano, Marianella e i Quartieri spagnoli. Non poteva vederli il sindaco Iervolino, ieri allo stadio in tribuna vip per assistere alla partita. È un film di Natale già visto: le strade invase dai cumuli della spazzatura, quattromila tonnellate di monnezza non raccolta, dal centro alla periferia, nei quartieri eleganti e nelle zone popolari. Cataste lunghe anche 30 - 40 metri e alte fino ai primi piani degli edifici. La situazione, se possibile è anche peggiore in provincia: il pattume assedia scuole e case, chiese e negozi, alberghi e uffici. Natale con la monnezza, dunque, reso ancora più triste dalle strade «buie», unica città italiana a restare senza le luminarie. Una clamorosa protesta dei commercianti contro la giunta comunale, colpevole di non avere saputo risolvere il problema dei rifiuti e di non aver ideato un piano per il rilancio del commercio e del turismo.
Ma c’è una emergenza nella emergenza: i roghi. Il rischio diossina, è altissimo, nonostante i ripetuti appelli del prefetto Pansa e dei poveri vigili del fuoco, chiamati a risolvere un problema in più, con i mezzi esigui che si ritrovano, «con i tagli della finanziaria che finiscono sempre per colpire noi», come lamenta Carmine Cristiano della Uil pompieri.
Anche ieri i vigili del fuoco sono usciti una settantina di volte per spegnere i falò accesi da cittadini esasperati e incoscienti, assediati da tonnellate di rifiuti e dal fetore nauseabondo che questi cumuli emanano. I pompieri hanno fatto la spola in tutta la provincia e, ovviamente, in città. Questa la situazione fino a tarda sera ma, con l'avvento della notte, la situazione è destinata a peggiorare.
Drammatiche appaiono le condizioni in cui vivono centinaia di migliaia di abitanti dei comuni a nord della città, come, ad esempio, Caivano, Arzano, Giugliano, Melito, Acerra e Pomigliano d'Arco. Centri, tra l'altro, già afflitti da mille altri problemi, come disoccupazione, microcriminalità e povertà acuta.
Va detto che, ad aggravare la situazione igienico sanitaria, ci si mettono anche le migliaia di ambulanti, che in questo periodo natalizio prendono d'assalto tutti i quartieri cittadini con le loro bancarelle, nella maggior parte dei casi, non autorizzate. Questi commercianti improvvisati, quando la sera vanno via, lasciano nelle strade scatoloni, bottiglie di vetro e rifiuti di ogni genere. Due sere fa, nella zona della stazione centrale, «proprietà» privata a metà tra extracomunitari e napoletani, qualcuno ha lanciato dei botti tra gli scatoloni abbandonati, provocando l'accensione di un mega falò. Dai balconi della ferrovia la gente ha lanciato dell'acqua sul rogo, in attesa che arrivassero i vigili del fuoco.
Potrebbe suonare ironico ma da ieri Napoli «respira» un po’ meglio: riaperti gli impianti di cdr di Giugliano e Caivano, l'Asia (l'azienda per la raccolta dei rifiuti) ha tolto dalle strade della città qualche migliaio di tonnellate di monnezza. Ma, questo, non vuol dire che sarà un Natale senza spazzatura, senza roghi, senza il pericolo diossina. E, intanto, i pochi turisti che ancora si ostinano a venire nella città di Bassolino e Iervolino, con le loro digitali e telecamere, immortalano i cumuli della vergogna. Foto, filmati, che adesso stanno facendo il giro del mondo: «youtube» esiste anche per questo. Ma che importa: l'amministrazione comunale di Napoli è stata la prima in Italia a proibire il fumo nei parchi e allo stadio, rendendola capofila di civiltà.