Il Napoli stende l’Inter e riapre il campionato

Un grave errore di Julio Cesar (che poi parerà un rigore) regala un gol a Zalayeta. La Roma guadagna tre punti. E si fa male anche Chivu. <strong><a href="/a.pic1?ID=245402" target="_blank">L'ultima Cassanata</a></strong>: vaffa, sceneggiata e scuse. Stangata in arrivo

Napoli - Non succedeva dal 18 aprile dello scorso anno, in casa con la Roma. L'Inter ha perso e a Napoli adesso benedicono l'influenza che ha costretto Lavezzi a rimanere a letto. Dicono che mangiando poco ha perso i chili in sovrappeso e ieri sera volava proprio per questo. Quando riesci a ribaltare ogni fregatura in un assist, prima o poi la porti a casa e ieri sera il San Paolo è diventato lo stadio della rivolta del campionato nei confronti del suo tiranno.

Che non fosse la sera giusta s'era capito quasi subito, ancora prima che Julio Cesar si mettesse a fare Krol. Zalayeta ha messo subito le cose in chiaro e l'Inter è entrata in terapia. Erano passati solo due minuti e il Napoli stava entrando nella storia di questo tormentato campionato dando a tutti la soluzione ad aiutini e complotti: se ci metti gambe e testa batti i cannibali anche in Italia.
Il Napoli ha segnato e ha continuato a martellare come un fabbro, palloni trascinati col cuore e con le gambe, l'Inter dietro sempre in grande affanno, non un giocatore in particolare ma il reparto. Julio Cesar poi si è fatto anche perdonare con un paio di interventi al limite del miracolo ma questo significa solo che il Napoli si è fatto più volte pericoloso e ha sempre costretto l'Inter a respirare col fiato corto, nessuno in grado di prendere in mano la situazione anche se l'emergenza c'era e soprattutto per un tempo si sono viste cose che un interista mai avrebbe voluto vedere. Intanto Suazo solo e libero che spara addosso a Gianello, poi Materazzi che in tandem con Rivas tenta un secondo colpo mortale con palla che non finisce in rete solo perché Julio Cesar fa il paratone.
Il due a zero onestamente sarebbe stato troppo, quando l'Inter scendeva metteva paura, l'azione che ha portato Suazo in area palla al piede resta un piccolo capolavoro fra mille gambe e triangoli strettissimi. Ma è rimasta isolata in mezzo a decine di incompiute perché il Napoli arrivava prima sulla palla e ha fatto un primo tempo che era difficile tenere in eterno.
La forza dell'Inter anche in serate da paura è terrificante, anche quando la manovra non esce bene, ci vuole il rimpallo e lo svarione dell'avversario. L'Inter ha tentato di rimettere in piedi una partita che gli è girata subito al contrario e quando Gargano si è visto assegnare un calcio di rigore per un intervento di Julio Cesar, che non c'era, ecco che il San Paolo si ribalta e si convince che dopo anni di rifiuti è arrivato anche qui il grande giorno della liberazione. Ma Julio Cesar ha troppo da farsi perdonare, Zalayeta calcia, sbaglia e l'Inter riprende a invadere la metà campo azzurra, perennemente sommersa dai fischi. Entra anche Crespo, adesso sono in tre più Jimenez, tutti dentro con il Napoli che sui contropiede mette sempre grande apprensione. Ma questa diventa quasi una prova generale di coraggio per la capolista, c'è un risultato da ribaltare per fare in modo che non sia Napoli lo spartiacque di questa sua stagione. Considerando che di qui, domenica prossima, dovrà passare proprio la Roma.
Il merito di Reja è di non cedere neppure un centimetro, di tenere i suoi uomini sempre oltre la metà campo, quello di Lavezzi di riuscire a trasformare anche la palla più inutile in una potenziale calamità. Il resto della squadra gli va dietro, Gianello corre dei rischi, ma mai pericoli seri, il Napoli si chiude in venti metri e l’Inter va a sbattere contro un muro fatto di undici maglie in campo e sessantamila sugli spalti che rendono l’atmosfera surreale.
Napoli diventa un capolinea, poi però c'è sempre un altro treno che parte.