Napoli torna di casa a Milano con Marechiaro e lupo Ezequiel

Dopo sette anni di purgatorio torna la classica del Nord contro Sud. Senza le meraviglie del passato, ma con giovani pronti a stupire E Reja non ha mai perso con l’Inter. <strong><a href="/a.pic1?ID=211197">Mancini: &quot;Mi spaventa il loro contropiede&quot;</a></strong>

Milano - Basta copiarli per avere una battuta di successo. Scrissero (i napoletani, chi sennò) ai loro morti dopo lo scudetto di Maradona e soci: «Non sapete cosa vi siete persi». E stavolta, che rimettono piede a San Siro dopo sette anni di divagazioni lontano dalla serie A, potremmo rispedire l’idea ai mittenti: non sapete cosa vi siete persi. Direbbero loro: le trovate di Moggi e gli scudetti a tavolino, i gol di Ibra e Kakà, l’immortalità di Maldini e Inzaghi, Zidane che se ne va e Ronaldo che ritorna, Buffon che fa il «magno», Totti che fa il cucchiaio, gli allenatori che litigano e Capello che vince. Tanti piccoli Maradona nell’ingaggio, nessuno che ne valga un piede.

Gli altri, cioè tutto il resto del calcio nazionale, sanno invece cosa si sono persi in questi anni. San Siro tante volte ha aperto le sue braccia alle meraviglie che venivano da laggiù. Almeno sette, tanto per citarne qualcuna senza ritornare a Sallustro e compagnia: Vinicio, Sivori e Altafini, Canè e Krol, Maradona, appunto, e Careca. Aggiungiamo uno Juliano stella made in Italy, per non dimenticare Ciro Ferrara e Cannavaro. Basterebbe copiare quel Napoli style. Ma conta anche l’abilità dei presidenti. Non solo i danari. Ed allora nel giorno in cui si riaffaccia nel grande ventre del calcio milanese, il Napoli targato Gargano e Lavezzi, Hamsik e Zalayeta, presenta il bello dell’imprevedibile che poi è un simbolo di successo della casa madre. Tanti angeli dalla faccia sporca e uno scarto della Juve, Zalayeta, che magari porterà buona sorte e finora ha portato gol. Sivori è un bel precedente per chi slalomeggia tra scaramanzia e cornetti in tasca.

Ragazzi e ragazzini tenuti insieme, amalgamati dalla mano saggia di Edy Reja che non passa per uno stratega della panca, ma ha la stessa ruvida essenzialità che fu di Ottavio Bianchi. Non a caso il suo curriculum, contro l’Inter, dovrebbe mettere i napoletani di buon umore: tre scontri in serie A e tre pareggi. Lui stava sulla panca del Vicenza (2 pari a San Siro), inutile riepilogare personaggi e interpreti della panchina nerazzurra. Dunque Reja sarà il talismano (finora la squadra non ha subito gol in trasferta), il lupo Ezequiel (Lavezzi) e «ambo secco» (il nomignolo di Hamsik preso dal lotto) i due esecutori d’opera. Hamsik è l’uomo più invidiato alla corte napoletana. Zamparini ha recitato il mea culpa per non averlo preso per il Palermo. L’Inter ci è arrivata ad un soffio ed oggi si pentirà dell’indecisione. Talento ventenne che Cannavaro (fratello) ha ribattezzato Marechiaro (il nome è Marek), già entrato nel cuore dei napoletani: veloce, efficace, vario nel tiro in porta. Tanto amato da essere entrato nel presepio che, per Napoli e le sue tradizioni, vale un’incoronazione.

Come lui, Lavezzi nato per segnare. Ricorda Samuel: «In Argentina lo conoscevano poco, ma è bravo, veloce e sa far gol». Non a caso Lavezzi è stato ridefinito «il fulmine», soprannome che gli gusta molto di più di quell’altro «El pocho», come dire scolorito, o «El loco» (il matto) che in Argentina va di moda ma che, nel post Maradona, fa molto luogo comune. Napoli oggi è solo un satellite del grande calcio, nipotino imberbe di quella squadra che ci aveva abituato a considerare due poli del pallone: Milano e Torino e dall’altra un popolo dietro a Maradona. Napoli irripetibile, anche se ha cercato il futuro nel sangue sudamericano. C’è pure il piccoletto uruguaiano, dal nome che vale un romanzo: Walter Alejandro Gargano Guevara. Chioma crespa che vale il soprannome di battaglia «El mota». Piedi, gambe e cuore che ne fanno un motorino. Questo è il Napoli che vuol ritrovare la felicità nel calcio. Napoli che fa chiasso, ma che fa pure danno. Napoli che tifa, ma vien costretto alle porte chiuse. E questo è l’unico Napoli che non t’aspetti.