Tragedia di Cardito, il piccolo Giuseppe poteva salvarsi

Nella ricostruzione degli eventi di Cardito ci sarebbe un “buco” di 2 ore. Se fossero stati allertati subito i soccorsi, Giuseppe forse si sarebbe salvato

Emergono nuovi sconcertanti particolari sulla tragica morte di Giuseppe, il bambino di 7 anni ucciso da Tony Essobti Badre a Cardito, in provincia di Napoli.

Il piccolo, forse, si sarebbe potuto salvare. Secondo quanto riporta Il Mattino, infatti, nella ricostruzione degli drammatici eventi accaduti la scorsa domenica ci sarebbe un "buco" di due ore.

Un arco di tempo che va da quando l'uomo ha telefonato a sua madre presumibilmente a pestaggio già avvenuto e quando quest’ultima, una volta raggiunta la casa della tragedia, ha allertato i soccorsi.

Intorno alle 10, Essobti ha chiamato a casa della sorella per parlare con la madre. La donna, però, inizialmente non avrebbe dato troppo peso alla situazione in quanto abituata alle continue liti del figlio con la compagna. Solo verso le 12:30, la madre avrebbe raggiunto l’abitazione dei due e, capendo la gravità della situazione, ha fatto scattare l’allarme.

Un particolare di non poco conto che potrebbe gettare ombre sul ruolo di Valentina Casa, la mamma del piccolo ed innocente Giuseppe. La donna non solo avrebbe assistito alla violenza sui suoi figli ma non sarebbe intervenuta neanche quando il bimbo ha perso conoscenza.

Sulla vicenda a dir poco sconcertante gravano altri aspetti oscuri. La piccola Noemi, la sorellina di Giuseppe anche lei massacrata da Essobti ma ora fuori pericolo, sostiene che il compagno della mamma li picchiasse regolarmente e che il litigio sfociato in tragedia fosse iniziato già sabato sera.

Anche per questo, secondo il "Corriere della Sera", i bambini non volevano continuare a vivere sotto lo stesso tetto con Essobti a Cardito. Quando la mamma aveva iniziato la convivenza con il 24enne, i piccoli erano stati costretti a cambiare casa e scuola. Un obbligo, questo, che non accettavano: "Facci restare qui, vogliamo rimanere con te, non vogliamo cambiare casa", avrebbero ripetuto più volte Giuseppe e Noemi alla nonna.

Commenti
Ritratto di giovinap

giovinap

Mer, 30/01/2019 - 13:23

secondo invio -la colpa è più della "fattrice"(non merita l'appellativo di mamma) che di quel vigliacco africano, quello scempio sub umano doveva difendere il figlio con ogni mezzo, come avrebbe fatto qualunque animale nella savana, non l'ha fatto solo per che ha bassi istinti come il suo "prestatore d'opera"! spero che a poggioreale, e al carcere femminile di pozzuoli faranno giustizia, per che quel bambino, non avrà giustizia dagli addetti ai lavori!