Napolitano: "Via ad Expo ma non sia alla cinese"

Il presidente della Repubblica in Cina si informa sui possibili ritardi "Meno grande ma prestigioso". Formigoni lo rassicura su tempi e opere

nostro inviato a Shanghai

Non bisogna costruire le piramidi per un’Expo di successo. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano usa parole diverse ma è il monito che lancia alle istituzioni, a due giorni dal passaggio del testimone tra Shanghai 2010 e Milano 2015. «Dobbiamo cominciare la corsa, ma avendo presente che non deve essere un’Esposizione delle dimensioni irraggiungibili che abbiamo visto in Cina, ma all’altezza delle nostre possibilità e del nostro prestigio». Napolitano in missione istituzionale a Pechino e Shanghai, ha parlato ieri sul palco del Padiglione Italia, che è stata per sei mesi la vetrina del made in Italy all’interno dell'esposizione universale. Un’edizione che chiude con un record di oltre 70 milioni di visitatori, che hanno percorso quello che assomiglia ad un grande parco divertimenti, con padiglioni alti fino a dodici piani, effetti speciali, luci psichedeliche. L’obiettivo milanese è più modesto «sarà più piccola, puntiamo a 20 milioni di persone» spiega il governatore Roberto Formigoni, che ieri con il presidente della Provincia Guido Podestà ha accompagnato il Capo dello Stato, il ministro Frattini e il sottosegretario Stefania Craxi nella visita al padiglione dedicato al made in Italy e alla mostra della Regione. «Non possiamo confrontarci con un Paese di un miliardo di abitanti, e i visitatori sono stati per il 97% cinesi. Ma dobbiamo prendere qualche esempio e costruire un nuovo modello di Expo, che sia più popolare, di massa» ammette. Sintetizza in «divertente, intelligente, partecipato». Obiettivo che sembra difficile da coniugare con il tema scelto per il 2015 come «L’alimentazione per tutti, energia per la vita». Ma puntualizza: «Non dobbiamo essere troppo sofisticati, il tema è un punto di partenza ma possiamo sfondarlo, allargarlo, può essere tradotto con l’universo mondo, dalla tecnologia, al tavolo attorno a cui si riunisce la famiglia, l’arte». E il divertente, lo immagina soprattutto fuori dai confini di Rho-Pero, dobbiamo pensare a 180 giorni di extra-Expo, dobbiamo attrarre i giovani con eventi con un programma ricco, faccio appello ai creativi, le bande popolari, i musei, i teatri, riempiamo sei mesi di calendario con iniziative». Napolitano nell’incontro riservato durante la visita dell’Expo, ha domandato se Milano non sia in ritardo, ma Formigoni lo ha rassicurato. E dopo i continui litigi sulle aree ribadisce che «non abbiamo messo in scena solo dissonanze e non è come per le Olimpiadi si sa cosa c’è all'inizio e cosa alla fine, un evento che dura sei mesi e va tutto inventato. Certo dobbiamo suonare una polifonia a molte voci assolutamente intonati». Salvo aggiungere che «bisogna sempre tenere d’occhio chi suona vicino a te e il direttore d’orchestra». Chi ha in mano la bacchetta è il sindaco-commissario, da domani a Shanghai per incontrare i delegati del Bie e raccogliere domenica il testimone con il governatore alla cerimonia di chiusura. L’altro concertista a cui Formigoni faceva evidente riferimento è il presidente Podestà. Che ieri si è differenziato in parte da Formigoni, visto che per rendere l’Expo più popolare immagina piuttosto di «puntare su un evento meno generalista ma più sofisticato».