Napolitano agli immigrati: «Cittadinanza più facile»

Il capo dello Stato contro la Bossi-Fini: «Troppo restrittiva, apriamo nuovi canali». La sinistra plaude, ma è polemica. Fi: doveva astenersi. An: la norma non si tocca. Lega: vive fuori dalla realtà

da Roma

Cambiare «una legge troppo restrittiva». Aprire «nuovi canali d’accesso alla cittadinanza». Sono solo poche parole, un paio di frasi pronunciare da Giorgio Napolitano in mezzo a un lungo discorso sui problemi dell’infanzia. Ma bastano e avanzano per riaccendere tutte le recenti e roventi polemiche sull’immigrazione. «I diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione - dice il capo dello Stato - sono di tutti i bambini, senza eccezione alcuna. Di tutti quelli che si trovano sul territorio italiano, comunque siano arrivati, comunque siano entrati i loro genitori». Conclusione: «Bisogna cambiare una legge», la Bossi-Fini, che è su questo punto «troppo restrittiva».
Tema caldo, bollente, sul quale il presidente dice la sua. Lo spunto gli arriva dal racconto di uno dei giovani rom ricevuto al Quirinale nel corso della cerimonia per l’anniversario della convenzione sull’infanzia. Un ragazzo pienamente integrato a scuola, appassionato di storia e di diritto e con una predilezione per la musica classica ma che vive ancora in un centro di accoglienza provvisorio e che si lamenta. «È difficile studiare quando ci sono continui sgomberi». E il capo dello Stato gli dà ragione. «Bisogna aprire nuovi canali di accesso alla cittadinanza per tanti giovani che vivono da noi. Guai a pensare che i figli degli immigrati non abbiano gli stessi diritti dei figli degli italiani».
E, aggiunge, guai a scivolare verso il razzismo: «Si è sentito dire che non solo i rom ma anche i romeni sono il male di cui aver paura. Io dico che non è così. Non si può aver paura, ma si deve integrare nel rispetto della legge». Napolitano ha ovviamente ben presenti gli ultimi fatti di criminalità che hanno provocato l’ondata di allarme sociale e anche il lassismo di alcune norme. «Le leggi - avverte - vanno sempre rispettate con fermezza e rigore per evitare che in Italia dilaghi la violenza, specialmente se impunita. È vero, occorre stare attenti a tanti problemi di convivenza. Questo però non significa avallare una vera e propria caccia alle streghe o passare ad atteggiamenti di rifiuto e di accuse indiscriminate». Ronde e spedizioni punitive non possono quindi essere accettate. «A scuola dovrebbero essere insegnati pure i diritti umani».
«Parole alte e nobili in cui ci riconosciamo pienamente», è il commento di Palazzo Chigi. Anche Luciano Violante apprezza l’intervento del presidente. «Una moderna legge sulla cittadinanza, fondata non più sullo jus sanguinis come nell’Ottocento, ma sullo jus soli, non è un’opinione politica, ma una decisione civile di attuazione costituzionale. È irragionevole che un ragazzo nato in Italia, che frequenta le nostre scuole, parla la nostra lingua, condivide la nostra cultura non può essere cittadino italiano solo perché figlio di genitori non italiani». E per il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero «si deve favorire l’inclusione sociale».
Ma Napolitano incassa pure pesanti critiche dal centrodestra. «La legge sulla concessione della cittadinanza non si tocca - sostiene Maurizio Gasparri, An - . La giusta attenzione dimostrata dal capo dello Stato per i figli degli immigrati non può spingersi fino a tanto. Abbassare i parametri e i tempi di accesso sarebbe da irresponsabili perché esporrebbe il Paese a un’altra insostenibile ondata di clandestini». Per il vicepresidente dei senatori della Lega Dario Galli «Napolitano vive fuori dalla realtà, visti i numerosi fatti delittuosi legati alla presenza della comunità romena: da anni gli italiani non possono più vivere decorosamente ogni qualvolta un accampamento di nomadi si stabilisce vicino alle loro abitazioni».
«Su un argomento del genere - dice Iole Santelli, responsabile sicurezza e immigrazione di Forza Italia - , che notoriamente il Parlamento e l’Italia, sarebbe stato meglio che il Quirinale fosse rimasto neutrale e non avesse esternato».