Napolitano: "Appello a serenità accolto poco"

Bilancio del capo dello Stato sulla sua presidenza: appelli continui e instancabili al
dialogo tra le forze politiche, ma &quot;poco ascoltati&quot;. E assicura: &quot;Sono e resto imparziale, la mia elezione non fu una forzatura&quot;<br />

Roma - Il presidente Giorgio Napolitano si sofferma su "l’ardua difficoltà incontrata nel perseguire il superamento del clima di pura contrapposizione e di incomunicabilità a scapito della ricerca si possibili terreni di impegno comune, instauratosi nei due schieramenti in gara per la guida del paese" e altri temi d’attualità, nella nuova prefazione che, a tre anni dalla prima edizione del 2005, apre la riedizione della sua "autobiografia politica" intitolata Dal Pci al socialismo europeo, sempre edita da Laterza e dedicata "a mia moglie, ai miei figli".

Appello alla serenità C’è da chiedersi, scrive Napolitano, "quanto del mio reiterato appello a una maggiore serenità, a un’intonazione più costruttiva, del confronto tra gli opposti schieramenti, e, in concreto, tra governo, maggioranza e opposizione in Parlamento - del mio appello alla ricerca di limpide convergenze su temi di grande rilievo per la vita e il futuro della nostra democrazia, della nostra nazione - sia stato, in questo primo anno e mezzo della mia presidenza, effettivamente raccolto". Secondo il capo dello Stato la causa sarebbe dettata dal persistere di radicate conflittualità "soggettive" e da pesanti condizionamenti "oggettivi", insiti "in meccanismi elettorali, legislativi, regolamentari che non si è voluto o potuto modificare".

Il presidente imparziale Napolitano si descrive come un presidente della Repubblica imparziale con la Costituzione come unica "bussola".Ci tiene a ribadire che la sua candidatura al Colle non fu "una forzatura" e che anzi proprio prima che iniziassero le votazioni "i leader più importanti" della Cdl gli diedero "affidamenti" sull’ampia convergenza della scelta. "Ho la serena coscienza - scrive il presidente - di aver agito secondo lo spirito e la lettera della Costituzione, senza pregiudizi di favore o di sfavore verso chicchessia, senza ombre o tentazioni di faziosità". E poi ricorda i giorni convulsi della sua elezione al Quirinale quando "solo la sera prima del giorno di inizio delle votazioni mi venne chiesto, a nome dell’intero schieramento di centro-sinistra, di accettare che esso presentasse la mia candidatura. E diedi, dopo una rapida riflessione, la disponibilità che i miei interlocutori mi avevano chiesta tenendo conto, in particolare, dell’argomento su cui avevano posto l’accento: e cioè che in Parlamento si sarebbe potuto ottenere sul mio nome un arco di consensi molto più ampio del perimetro della maggioranza appena uscita dalle elezioni politiche di aprile".