Napolitano: basta illegalità

da Roma

Giardini aperti al Quirinale e dopo tanti anni un ospite inatteso, Silvio Berlusconi. È un giorno di festa, la Repubblica fa 62 anni, dunque è l’occasione per ricordare che il nostro è diventato un grande Paese. Eppure, avverte Giorgio Napolitano, adesso c’è ben poco da celebrare. Anzi, dice, diamoci una regolata perché rischiamo «di fare un passo indietro». Diamoci da fare, «tutti insieme», perché «nella nostra Italia c’è il pericolo di una regressione civile». E diamoci subito una mossa per contrastare «i fenomeni di violenza e intolleranza contro la sicurezza» e di «ribellismo contro le norme e le legittime decisioni dello Stato democratico». Serve, urgentemente, più legalità
Tono secco, parole forti. Il presidente è «fortemente preoccupato» e così esce dai binari della diplomazia richiesta dall’evento e va subito al cuore del problema: in questo periodo, dice, il Belpaese rischia forte. «Sessant’anni dopo la presidenza di Luigi Einaudi - spiega - l’Italia è diventata una nazione altamente sviluppata. Ma, per la complessità delle questioni che sono dinanzi alla società e allo Stato, avrebbe bisogno di uno sforzo simile a quello compiuto allora nel Dopoguerra. E se all’epoca «riuscimmo a risalire dall’abisso della guerra voluta dal fascismo e a guadagnare il nostro posto nelle grandi democrazie occidentali», ora «non possiamo assolutamente permetterci un passo indietro».
Napolitano si dichiara comunque ottimista. Ce la faremo, assicura. «Sapremo, ne sono certo, uscire dalle difficoltà e farci valere ancora una volta, grazie a un forte impegno e a uno slancio comune seguendo i principi della Costituzione». Però, aggiunge, non possiamo permetterci di barare e sottovalutare il problema. «Non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei valori costituzionali». Ed elenca puntigliosamente tutti i fatti di cronaca e di politica delle ultime settimane. «Intolleranza e violenza di qualsiasi specie. Violenza contro la sicurezza dei cittadini, dei loro beni e delle loro vite. Intolleranza e violenza contro lo straniero. Intolleranza e violenza politica. Intolleranza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico».
C’è un po’ di tutto, nella lista nera di Napolitano: dalla recrudescenza della criminalità urbana ai blocchi stradali organizzati in Campania per impedire l’apertura delle discariche, dagli scontri alla Sapienza ai nuovi episodi di razzismo, dall’insicurezza dei cittadini ai problemi economici delle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Senza contare certe iniziative della magistratura, come quella napoletana che ha messo in galera il braccio destro di Bertolaso: un’inchiesta che al Quirinale hanno accolto con molta, molta perplessità.
Questo quindi è il quadro complessivo, a tinte piuttosto fosche, illustrato dal presidente. Una situazione da cui bisogna uscire a tutti i costi. «Chiedo a tutti quanti, cittadini e istituzioni, condividano tale preoccupazione di fare la loro parte nell’interesse generale per fermare ogni rischio di regressione civile in questa nostra Italia». Basta con i localismi e i protagonismi, basta con la delegittimazione tra i poli, basta con gli interessi di parte. «Costruiamo insieme un costume di rispetto reciproco nella libertà e nella legalità. Mettiamo a frutto le grandi risorse di generosità e dinamismo che il Paese mostra di possedere». E facciamo, conclude, le riforme necessarie.