Napolitano: basta tribune tv agli ex terroristi

Il capo dello Stato a 30 anni dal delitto Moro chiede scusa ai
familiari dei caduti di quel tragico periodo: "A loro si dovrebbe dare
voce e rispetto". Il Presidente "indignato" per le parole di Fiore, il
killer di Casalegno. Fini: "Discorso che rende giustizia". Gasparri:
"Andrebbe letto nelle scuole"

da Roma

E le vittime? E i figli, le mogli, i feriti, e «tutti quelli che hanno subito la violenza» negli anni di piombo? Sono loro, dice Giorgio Napolitano, quelli che dovrebbero essere sentiti, sono loro quelli «a cui bisognerebbe dare voce e rispetto». Ma il rispetto manca e la voce ce l’hanno, a quanto pare, solo gli assassini. Basta quindi con le tribune concesse da tv e giornali ai brigatisti, facciamo parlare «chi quella storia l’ha vissuta dalla parte della famiglie e dello Stato». Anche perché stanno rispuntando le «vecchie sigle del più rozzo comunismo» e persino «il simbolismo neo-nazista».
C’è un’aria mesta nel salone dei Corazzieri, dove, a trent’anni dalla morte di Aldo Moro, la Repubblica chiede ufficialmente scusa a tutte le vittime delle stragi. Nelle prime file Silvio Berlusconi, i presidenti di Camera e Senato, quasi tutto il nuovo governo e diversi leader dell’opposizione, tutti con la faccia terrea in ascolto di Napolitano che fa autocritica a nome del Paese. «Questo è il giorno del ricordo. Questo è un gesto di riparazione, che l’Italia deve da tempo, per quello che voi parenti avete sofferto per la nostra disattenzione».
Il capo dello Stato è commosso, ogni tanto deve fermarsi per riprendere fiato. Le sue parole sono fortissime. «Per nessuno la prova è stata dura come per i famigliari. Lo Stato democratico, il suo sistema giudiziario, si è dimostrato generoso con gli ex terroristi. Ma dai benefici ottenuti non avrebbero dovuto avvalersi per cercare tribune su cui esibirsi, dare le loro versioni dei fatti, tentare ancora subdole giustificazioni». Napolitano è rimasto «indignato» dopo avere letto un’intervista a Raffaele Fiore, il freddo killer di Carlo Casalegno «che ora ha detto di provare rammarico».
E invece no, tuona il presidente «il rammarico non basta, non ci dovrebbe essere spazio per simili figuri». Chi ha regolato «i propri conti con la giustizia ha il diritto di reinserirsi nella società», ma insomma, «con discrezione e misura e senza dimenticare le responsabilità morali». Lo stesso vale per i cattivi maestri, per chi «ha contribuito a teorizzazioni aberranti, a campagne di odio e di violenza, chi ha offerto motivazione al terrorismo» e a quanti «perseguivano la destabilizzazione e il rovesciamento dello Stato».
Una stagione lunga, ricorda, attraversata «da diverse trame eversive». Quella della «neofascista con connivenze in apparati dello Stato», e quella «estremista di sinistra e rivoluzionaria». «Ma non c’è dubbio che dominante fu quest’ultima col dilagare della Br, e l’obbiettivo più significativo fu la Dc». E il 16 marzo 1978 decisero di colpire «il perno principale del sistema politico», Aldo Moro.
Oggi, conclude, la memoria serva alla prevenzione, viste le nuove tensioni sociali e il rigurgito del neonazismo e «del rozzo ideologismo comunista, per quanto negli scorsi decenni quel disegno rivoluzionario sia naufragato mostrando il suo delirante velleitarismo e la sua incapacità di alternativa a uno Stato democratico». Alla fine applaudono tutti. Per Gianfranco Fini «sono parole che rendono giustizia». Per Fabrizio Cicchitto «è un discorso di grande rilievo». Per Maurizo Gasparri «andrebbe letto nelle scuole».