Napolitano benedice la stangata di Monti:"I sacrifici non sono inutili"

<p>Nel discorso di fine anno, Napolitano difende la sua scelta: "Sciogliere le Camere sarebbe stato un azzardo". Poi lancia l'appello ai partiti: "Ora è importante la stabilità politica"</p>

"Lo sforzo di risanamento", culminato nella "impegnativa" manovra economica, deve essere portato avanti, ma "siamo convinti che i frutti non mancheranno" e "i sacrifici non risulteranno inutili". Nel messaggio di fine anno, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferma la propria fiducia al premier Mario Monti e benedice la manovra economica per quanto riconosca di aver sentito riaffiorare e crescere nell'animo di molti "interrogativi angosciosi" e "dubbi che possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo".

Giacca blu, camicia azzurra sulla quale spicca un'accesa cravatta rossa, il capo dello Stato invita gli italiani a credere nella possibilità di una ripresa. Tuttavia, il capo dello Stato riconosce che l'emergenza resta grave. Dai buoni del Tesoro, che, "nonostante i segnali incoraggianti degli ultimi giorni, restano sotto attacco", al debito pubblico che continua a pesare "come un macigno e ci costa tassi di interesse pericolosamente alti". Proprio per questo, è il ragionamento dell'inquilino del Quirinale, "lo sforzo di risanamento" deve "essere portato avanti con rigore". Insomma, niente illusioni. La manovra economica non ha fatto miracoli. "Nella seconda metà del Novecento, il benessere collettivo è giunto a livelli un tempo impensabili portando l'Italia nel gruppo delle nazioni più ricche - continua Napolitano - ma a partire dagli anni Ottanta, la spesa pubblica è cresciuta in modo sempre più incontrollato e ormai insostenibile. E c'è chi ne ha tratto e continua a trarne indebito profitto: a ciò si legano strettamente fenomeni di dilagante corruzione e parassitismo, di diffusa illegalità e anche di inquinamento criminale".

Napolitano punta, poi, il dito contro l'evasione fiscale. "Quando si parla di conti conti pubblici da raddrizzare, non si può fare a meno di mettere nel mirino l'altra grande patologia italiana - spiega il capo dello Stato - una massiccia, distorsiva e ingiustificabile evasione fiscale". Un discorso che Napolitano si sente di rivolgere a trecentosessanta gradi: "Nessuno oggi, nessun gruppo sociale, può sottrarsi all'impegno di contribuire al risanamento dei conti pubblici, per evitare il collasso finanziario dell'Italia". Se da una parte deve essere prioritaria la lotta all'evasione fiscale, dall'altra Napolitano invita lo Stato, che a lungo "è cresciuto troppo e ha speso troppo finendo per imporre tasse troppo pesanti ai contribuenti onesti", a tagliare gli sprechi al fine di evitare "una gravosa ipoteca sulle spalle delle generazioni successive".

Come Monti nella conferenza stampa di fine anno, anche Napolitano sale in cattedra per dare la ramanzina agli italiani. Non solo chiede "nuove forme di sicurezza sociale", ma invita il governo tecnico a lavorare per "ridurre le diseguaglianze e i rischi di povertà". E spiega: "Non dimentico come nel passato sia stata decisiva per la salvezza e il progresso dell'Italia la capacità dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio costruttivo, di fare sacrifici affermando il loro ruolo nazionale".

Prima di concludere il discorso di fine anno, Napolitano difende le proprie scelte che hanno contribuito a portare Monti alla presidenza del Consiglio. "Negli scorsi mesi - spiega - si è largamente convenuto che il far seguire precipitosamente, all'apertura della crisi di governo, uno scioglimento anticipato delle Camere, e il conseguente scontro elettorale, avrebbe rappresentato un azzardo pesante dal punto di vista dell'interesse generale del Paese".  Secondo la ricostruzione del capo dello Stato, "è venuto quel largo sostegno in parlamento al momento della fiducia al governo, con una scelta di cui va dato merito a forze già di maggioranza e già di opposizione". "La nascita del governo Monti - spiega il capo dello Stato - ha costituito il punto di arrivo di una travagliata crisi politica" di cui l'allora premier Silvio Berlusconi, "poco più di un mese fa, ha preso responsabilmente atto".

Insomma, "l'Italia può e deve farcela". "La nostra società - conclude Napolitano - deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa". Il capo dello Stato sottolinea come si debba guardare alle "grandi prove" che l'Italia ha davanti con la "consapevolezza" di aver già superato in passato momenti difficili. Ora, conclude il capo dello Stato, l'Italia deve "superare i rischi più gravi di crisi finanziaria" e "reagire alle minacce incombenti di recessione".