Da Napolitano a Berlusconi, l’Italia dice no

da Roma

Orrore ed errore. Sono questi i termini più usati dai politici italiani per commentare l’esecuzione di Saddam Hussein. Esprimono, da un lato, il no alla pena di morte, ribadito dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a nome del popolo italiano e dei suoi valori costituzionali; e, dall’altro, la preoccupazione per il rischio di un «aumento della tensione», come dice il premier Romano Prodi, preoccupato perché già le prime ore dopo l’esecuzione hanno visto nuove violenze «sostanzialmente attese», che ci si augura non proseguano in futuro.
L’impiccagione dell’ex raìs, per Silvio Berlusconi è stata «un errore politico e storico, che non aiuterà l'Irak a voltare definitivamente pagina». Il presidente di Forza Italia sostiene che l’esecuzione, pur non trattandosi di «giustizia sommaria, rappresenta un passo indietro nel difficile percorso dell'Irak verso una democrazia compiuta» e può alimentare «un'altra spirale di vendette, di ritorsioni e di sangue tra sciiti e sunniti in un Paese ancora sull'orlo di una tragica guerra civile». Il capo dell’opposizione difende anche la decisione di inviare le truppe italiane in Irak, sostenendo che «la civiltà» in nome della quale è stato decisa la «missione di pace contempla il superamento della pena di morte».
È «orrore» il sentimento espresso dal segretario dei Ds Piero Fassino, convinto che l'esecuzione di Saddam «certo non aiuta la costruzione della pace». Anche il ministro della Giustizia Clemente Mastella, teme che il dittatore iracheno possa diventare, malgrado i suoi crimini brutali, «una sorta di martire». E il presidente della Camera Fausto Bertinotti, sottolinea che il profilo del sanguinario ex raìs «non sminuisce il sentimento di orrore e di rifiuto suscitato dalla pena di morte», anzi esige che si ribadisca l'impegno a cancellarla «dal nostro presente e dal futuro dell'umanità».
Marco Pannella non interrompe lo sciopero della fame e della sete che conduce da 5 giorni, come alfiere della battaglia dei radicali contro la pena capitale nel mondo. «L'esecuzione di Saddam, voluta da Bush, regala un martire al terrorismo internazionale. Non è finito un bel niente, ci sono tanti altri condannati a morte, tanti processi da proseguire. Io grido: e Tarek Aziz? E gli altri?». Per Emma Bonino, ministro radicale per le Politiche europee, questa è stata «un’occasione persa per dare al nuovo Irak un forte segnale di adesione a principi di maggior rispetto della dignità umana».
Di errore sia etico che politico parla il vicepresidente della Commissione Ue Franco Frattini: «Non possiamo tacere di fronte a una decisione che contrasta con i valori fondanti dell'Europa». Per il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga quest’esecuzione rischia anche di rafforzare al Qaida.
L’unico che non si scaglia contro la condanna a morte dell’ex raìs è il leghista Roberto Calderoli: «Prego e provo pietà per Saddam Hussein, ma era necessario che pagasse per le barbarie e i crimini che aveva commesso».
Ma anche il patibolo di Saddam serve ad alimentare contrapposizioni politiche interne. Per il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano quest’impiccagione trasforma in «vittima» un feroce dittatore ed è «la dimostrazione del fallimento totale della guerra in Irak: l'unica democrazia esportata in Irak è quella di Abu Grahib e delle sentenze capitali». Replica l’azzurra Margherita Boniver che è «nauseabondo l'oceano di ipocrisie buoniste che dilaga a sinistra», individuando in Saddam «la vittima dell'odiato Bush piuttosto che il carnefice del suo popolo».Anche il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, pur essendo contro la pena di morte, critica «l'indignazione a senso unico» di chi protesta per l'impiccagione del Raìs iracheno e tace sulle esecuzioni capitali sistematiche in Cina e a Cuba. Di ipocrisia parla Maurizio Gasparri di An, condannando il silenzio di fronte alle donne lapidate nei Paesi islamici. «L'uccisione di Saddam dimostra quanto il mondo musulmano sia diverso, culturalmente, eticamente e politicamente dall'Occidente», afferma l’Udc Maurizio Ronconi.
Il presidente azzurro della Regione Lombardia Roberto Formigoni critica la «scelta incivile di diffondere immagini» dell’esecuzione. E il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio annuncia che alcuni parlamentari Verdi hanno chiesto di evitare la diffusione delle immagini «che rappresentano un vero e proprio culto e ostentazione della morte».