Napolitano: bioetica, soluzioni condivise

Il Quirinale precisa: su questi temi deciderà il Parlamento. L’associazione Scienza e Vita: «Né accanimento né eutanasia». Avvenire: «C’è un assedio massmediatico per orientare la legge»

Anna Maria Greco

da Roma

Quando si parla di bioetica, come oggi si fa su eutanasia, accanimento terapeutico, testamento biologico o cellule staminali, in Italia non si può evitare di fare i conti con la Chiesa e il mondo cattolico. Lo riconosce anche un postcomunista diventato presidente della Repubblica, come Giorgio Napolitano.
Celebra al Quirinale la «Giornata per la ricerca sul cancro» ed esorta a trovare delle «soluzioni ponderate e condivise sulla libertà di ricerca, sui suoi codici, sulle regole e i più complessi temi bioetici». Precisando, in serata, che spetterà al Parlamento trovare queste soluzioni e che non si riferiva a nessuno dei temi in particolare. Nel discorso di fronte ai ministri per la Salute, Livia Turco, e per la Ricerca, Fabio Mussi, al professor Umberto Veronesi e ai promotori della Giornata, il capo dello Stato manifesta la sua fiducia che il «riconoscimento da parte delle più alte autorità religiose della conoscenza scientifica e del progresso tecnologico quali autentici valori della cultura del nostro tempo», consentirà appunto di individuare risposte comuni. Sarà su questa strada, rispettosa dei valori della fede ma lontana da ogni oscurantismo e pregiudizio antiscientifico, che per Napolitano si troveranno le giuste risposte sulla bioetica.
Solo 4 giorni prima il presidente ha incontrato il Papa in Vaticano, come più alto rappresentante di uno Stato laico che cerca però la collaborazione con la Chiesa. La politica, ha affermato allora Napolitano, non può dimenticare il suo «fondamento etico», né «spogliarsi» della «sua componente ideale e spirituale, della parte etica e umanamente rispettabile della sua natura». E ora si augura che tra un anno, per la nuova «Giornata per la ricerca sul cancro», si saranno fatti progressi nel dialogo per soluzioni condivise dei più urgenti problemi della bioetica, oltre che passi avanti scientifici.
Sulla questione aperta della «dolce morte» la linea cattolica è tutta nello slogan «Né accanimento, né eutanasia», della campagna di sensibilizzazione che l’associazione Scienza & Vita lancerà a livello nazionale il 28 novembre a Firenze, con un convegno e 50 iniziative fino al 5 dicembre.
Ed è la posizione di un editoriale di Avvenire, che chiede una legge che «contempli sia l’esclusione del ricorso a terapie clinicamente futili e contrarie alla volontà del paziente che la doverosità delle cure essenziali e proporzionate per il mantenimento dell’analgesia e il supporto delle funzioni fisiologiche primarie fino a che cessi la loro integrazione e coordinazione e subentri la morte».
Ma il quotidiano dei vescovi denuncia anche un «assedio massmediatico» che ha lo scopo di «abbreviare i tempi del legislatore e favorire l’approvazione di un testo normativo orientato in una certa direzione, prima che maturi nei cittadini una consapevolezza della questione in gioco tale da indurli, eventualmente, a scegliere di andare nella direzione opposta o di optare per una ragionevole composizione delle istanze conflittuali».
Il dibattito politico ed etico sulla «dolce morte» ruota attorno all’esempio del Belgio, dove l’eutanasia è stata legalizzata nel 2002 e da un anno nelle farmacie si vende ai medici addirittura il kit farmacologico per praticarla. Ma solo l’1,5 per cento dei malati oncologici in fase terminale, sottolinea Avvenire nell’editoriale intitolato «I conti sbagliati della lobby dell’eutanasia», ha scelto di porre fine alla vita di sua volontà. «Chi pensa e presenta l’eutanasia - si legge sul quotidiano della Cei - come la panacea di tutti i mali inguaribili e tormentosi che possono colpire l’uomo per pochi o lunghi anni, quello che i pazienti, in queste condizioni, chiederebbero con insistenza, o l’unica risorsa adeguata, deve fare i conti con la realtà».