Napolitano e Pininfarina senatori a vita Plauso dai Poli, ma la Lega critica Ciampi

da Milano

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha nominato senatori a vita l’onorevole Giorgio Napolitano e l’ingegnere Sergio Pininfarina. L’annuncio arriva con una nota del Quirinale, secondo cui «Napolitano e Pininfarina hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale». È stato lo stesso Ciampi a informare i due interessati, «porgendo loro i più vivi auguri».
«Quando ho ricevuto la telefonata del presidente Ciampi mi sono commosso. È una nuova avventura che prenderò molto sul serio», commenta Pininfarina. Imprenditore, 79 anni, ha ereditato dal padre Battista la guida della storica Carrozzeria Pinin Farina (ora ha 2mila dipendenti) ed è stato tra l’altro deputato europeo liberale (dal 1979 al 1988) e presidente della Confindustria dal 1988 al 1992. Napolitano, 80 anni, fu eletto per la prima volta alla Camera nel 1953. Da allora nelle istituzioni, prima nel Pci da «migliorista» (la destra del partito) ora nei Ds. Nel 1992 presidente della Camera, dal 1996 al 1998 ministro dell’Interno.
I senatori a vita salgono così a sette. Due, come prevede l’articolo 59 della Costituzione, sono senatori a vita di diritto, perché ex presidenti della Repubblica: Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro. Gli altri sono di nomina presidenziale: Giulio Andreotti da Francesco Cossiga; Rita Levi Montalcini ed Emilio Colombo da Carlo Azeglio Ciampi.
Nel mondo politico, la decisione di Ciampi viene salutata da commenti positivi, a parte la Lega. I presidenti delle Camere, Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini, hanno telefonato ai due neosenatori a vita. Il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini ha inviato un messaggio di congratulazioni.
«Purtroppo, da dieci anni a questa parte - dice il ministro leghista delle Riforme Roberto Calderoli -, abbiamo assistito a nomine a senso unico, che non hanno fatto altro che ingrassare le file del centrosinistra. Può darsi, anche se sembra strano, che soltanto gli esponenti che poi si andranno a sedere nell’emiciclo del centrosinistra abbiano i meriti per ricevere nomine di tale peso, anche se con talune si è rischiato addirittura il discredito del Paese».
Calderoli, che si rammarica di non aver previsto l’abolizione dell’istituto, stima Napolitano, ma non gradisce l’appartenenza a un partito, mentre considera Pininfarina «simbolo di una Torino che tanto ha avuto e poco ha dato ed espressione dei poteri forti». Il Carroccio avrebbe preferito Oriana Fallaci, che il governatore veneto Giancarlo Galan avrebbe accoppiato all’altro scrittore Mario Rigoni Stern.