Napolitano e quello sfogo con Fini sui «cespugli»

«Durante la crisi di governo il capo dello Stato ha detto: ho dovuto ricevere politici che rappresentano se stessi»

da Roma

«Durante la scorsa crisi di governo il presidente Napolitano ha detto testualmente: “Mi è toccato di ricevere dei personaggi politici che rappresentano se stessi”».
Il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, ha approfittato del clima «salottiero» di Porta a porta per rivelare come persino il capo dello Stato gli abbia esternato il proprio disagio dinanzi all’eccessiva frammentazione degli schieramenti politici. Una situazione che, secondo il leader di An, si può migliorare anche attraverso lo strumento del referendum, un modo veloce e democratico per accelerare la riforma della legge elettorale.
Fini ha difeso l’opzione referendaria soprattutto nei confronti del presidente della Camera che ne aveva messo in discussione la validità. «Bertinotti - ha aggiunto - questa volta l’ha fatta grossa, perché dire che il referendum fa male alla democrazia è una bestemmia». L’anatema rivolto all’ex segretario di Rifondazione è giustificato dalla «partigianeria» di una figura che di per sé dovrebbe essere super partes. «Bisognerà che qualcuno gli ricordi - ha sottolineato - che non è più il presidente di un partito, ma il presidente della Camera, terza carica istituzionale».
La strada della consultazione popolare, ha precisato il presidente di An, non è «la panacea di tutti i mali», anzi «è un’arma brutale e netta» ma consente di aggregare i partiti e semplificare il sistema politico italiano». Lo spazio per trattare la materia alle Camere, quindi, sembra esserci ancora. «Sono per discutere seriamente in Parlamento di una legge elettorale che salvi il bipolarismo. Se si riesce a fare la riforma benissimo, altrimenti la faranno gli elettori», ha rilevato Fini. La salvaguardia del modello bipolare è il principio-guida e, perciò, sono da rifiutare tutte le ipotesi alternative. «La logica delle mani libere non mi va bene - ha affermato - e non mi piace il modello tedesco».
Le parole di Fini sono un chiaro messaggio ai sostenitori di questo paradigma, Udc in primis. «In Germania - ha detto - ci si allea dopo il voto e non prima. Questo è il trionfo del trasformismo. L’Italia ha dei partiti che stanno al di qua o al di là a seconda delle loro convenienze politiche». Per evitare queste derive è necessario «un presidente del Consiglio più forte e quindi l’indicazione del premier» e «un premio di maggioranza che alla Camera e al Senato renda certo che chi vince governi».
L’istanza di semplificazione coincide anche con il progetto di una federazione dei partiti di centrodestra: schema snello e salvaguardia delle identità. Il leader? «È evidente che sarà il capo del partito con più voti e quindi Berlusconi». Remore centriste? «Se l’Udc non partecipa, fa un errore clamoroso».