Napolitano e la ricerca: «L’Airc modello positivo»

FUGA DI CERVELLI «Non devono mancare spazi e sostegni per incoraggiare la passione dei nostri studiosi»

RomaFinalmente una cosa «concreta» che va incontro alle speranze «dei giovani e del mondo scientifico». Finalmente, dice Giorgio Napolitano, un provvedimento che aiuterà realmente gli studiosi. «Saluto come positivo - dice infatti il capo dello Stato - che stia per essere sottoposto alla mia firma un decreto di urgenza del governo che costituisce una concreta apertura verso le preoccupazioni della ricerca e delle aspirazioni dei giovani ricercatori». Piacciono al presidente in particolare alcuni criteri-guida: la sinergia pubblico-privato, la selettività, la meritocrazia. Su questa base, spiega, dopo le polemiche e le manifestazioni studentesche, l’intesa è portata di mano. «Spero che su queste linee sia possibile un ragionevole confronto tra forze culturali, sociali e politiche in vista di un limpido sforzo comune».
L’«apprezzamento» del presidente nei confronti del testo preparato da Palazzo Chigi arriva durante la celebrazione al Quirinale della giornata per la ricerca sul cancro. Parlano Umberto Veronesi, il presidente dell’Airc Piero Sierra, Uto Ughi, il ministro della Salute Maurizio Sacconi. Poi prende la parola Napolitano che spiega che non si può solo tagliare. «È ben comprensibile in generale il moto di preoccupazione che in questo momento percorre l’Italia e che è relativo all’entità delle risorse finanziarie destinate alla ricerca in tutti i campi». La situazione del Paese è quella che è, però «la questione non è soltanto dei fondi da allocare nel bilancio dello Stato e non è soltanto quantitativa». Serve piuttosto una riorganizzazione. «Ai giovani ricercatori non devono mancare spazi e sostegni per incoraggiare la loro passione, ma anche per non perderli». E se in Italia «non mancano i centri di eccellenza», ancora troppi sono i cervelli in fuga.
Come fare allora? Un modello positivo è proprio quello dell’Airc, «un’esperienza molto preziosa che esprime una concreta sinergia tra Stato e settore privato». La strada è quella «di una metodologia selettiva da porre a garanzia della qualità e della produttività della spesa per la ricerca, con criteri meritocratici e con procedure rigorose di valutazione sulla base di parametri internazionali».