Napolitano: per fortuna c’è la nostra Carta, teniamocela stretta

RomaIn Europa no, ci sono ancora parecchi problemi. «Ma in Italia per fortuna abbiamo una Costituzione, teniamocela stretta», dice Giorgio Napolitano agli studenti della scuola elementare Visconti. La fase acuta della crisi istituzionale è alle spalle e il clima tra Quirinale e Palazzo Chigi è più sereno, anche se il problema di fondo del controllo presidenziale sui decreti del governo resta aperto. Chissà, forse è proprio per questo, per tenere il punto, che il capo dello Stato butta lì quella frase sulla Carta: un testo che il Colle considera sacro ma comunque aggiornabile, fondamentale ma non intoccabile.
E forse è sempre per lo stesso motivo che Napolitano si lascia sfuggire pure una battuta sull’attività di Palazzo Chigi. Un ragazzo gli chiede «quali progetti il nostro Paese sta attuando per aiutare noi giovani a costruire un’Europa migliore». Lui risponde così: «Per questi sforzi io faccia, non riesco a entrare nella testa del governo per sapere quanti sono i progetti e i provvedimenti. Sicuramente sono tantissimi... ma forse è meglio che passi la parola al ministro Ronchi». Andrea Ronchi però non risponde e la cerimonia finisce lasciando sul campo un piccolo dubbio: quella frase del capo dello Stato è catalogabile come una stoccatina? «No - risponde il ministro - è stato solo un problema tecnico legato ai tempi della visita. Anzi, quando gli è stata rivolta la domanda, il presidente ha fatto un gesto di grande cortesia girando a me la replica. Su questo argomento, sulle iniziative del governo per avvicinare i cittadini all’Europa, abbiamo conversato alla fine della cerimonia e io l’ho ringraziato per l’azione che da sempre svolge per la Costituzione europea».
Insomma, nessun nuovo incidente. Nel pomeriggio il capo dello Stato torna comunque sul tema che ha provocato lo scontro, la bioetica. Lo fa ricevendo al Quirinale un gruppo di cardiologi. «Sappiamo - dice - che i progressi della scienza e della tecnica applicati alla sanità suscitano anche complessi problemi di ordine etico sui quali è sempre auspicabile una matura riflessione comune». Insomma, è una materia delicata «sulla quale può essere chiamata a pronunciarsi il Parlamento». Spetta alle Camere trovare la sintesi. Quanto a lui: «Chi vi parla, nella sua veste istituzionale, è tenuto al più rigoroso riserbo».