Napolitano gela il Professore: non contare su un reincarico

A colloquio per mezz'ora con il capo dello stato il premier dimissionario ha ribadito la sua convinzione di aver "fatto la cosa giusta". il presidente aveva cercato di convincere Prodi a non andare in Aula

Roma - E ora vorresti pure restare al tuo posto? E magari, dopo tutta la benzina che hai buttato, pretenderesti persino un reincarico? No, caro Romano, hai fatto terra bruciata, adesso bisogna voltare pagina. Non usa certo queste parole Giorgio Napolitano quando alle nove e un quarto di sera riceve il Professore fresco di bocciatura al Senato. Ma se il colloquio è «sereno e amichevole», se il tono del presidente è sobrio e anche comprensivo, la sostanza è quella. Prodi si difende: «Ho fatto la cosa giusta». Il capo dello Stato però non è d’accordo. Quando ti ho chiesto di non andare al voto, dice, quando ti ho pregato di non sfidare il Parlamento, l’ho fatto perché «spinto da interessi istituzionali». Cioè, dalla necessità di dare stabilità e una nuova legge elettorale al Paese.

Dunque nulla di personale, perché le mosse presidenziali sono «ispirate al bene comune», ma soltanto una doverosa puntualizzazione. Prodi, dopo il bagno al Senato, si presenta sul Colle insieme a Enrico Letta per rimettere ufficialmente il mandato e per concordare le procedure. L’incontro, il secondo dei due dopo il faccia a faccia della mattina, dura mezz’ora. Il premier, come spiega una nota del Quirinale, resterà comunque a Palazzo Chigi «per il disbrigo degli affari correnti». Già stamattina, in qualità di ministro della Giustizia ad interim al posta di Mastella, Prodi sarà presente all’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Alla cerimonia parteciperà pure Napolitano. Le consultazioni che cominceranno quindi nel pomeriggio, saranno «meticolose e approfondite». Si comincerà con i presidenti delle Camera, si andrà avanti con i gruppi parlamentari e i segretari, si sfrutterà se necessario anche il weekend. Il capo dello Stato, stretto tra gli obblighi della Costituzione e la necessità di colmare in fretta il vuoto di potere, ha poco margine di manovra e si muoverà seguendo uno scenario prestabilito. Adotterà la tecnica del carciofo, aprendo una foglia dopo l’altra per cercare di arrivare a una soluzione.

La prima mossa l’ha già fatta Prodi: la crisi si è aperta in Parlamento dopo un dibattito particolarmente aspro, condito da svenimenti, sputi, barelle, insulti e brindisi. L’ipotesi di un reincarico e di un nuovo rinvio alla Camera è perciò già tramontata. Da quanto si può capire, il Professore ha un’unica teorica possibilità di fare un secondo giro, e cioè che lo chieda tutto il centrosinistra, compresi i mastelliani e i diniani che gli hanno tolto la fiducia. Fantapolitica.

Preso ufficialmente atto dell’impossibilità di rimettere in sesto la coalizione che venti mesi fa ha vinto di misura le elezioni, il capo dello Stato dovrà verificare se c’è lo spazio di mettere in campo un’altra maggioranza. In alternativa, Napolitano sonderà la praticabilità di un governo-ponte. Un esecutivo che non porti subito il Paese al voto ma che abbia un programma minimo, conti pubblici e riforma elettorale.

Insomma, è prevedibile che prima di rassegnarsi a staccare la spina a una legislatura che non ha ancora due anni, il presidente le proverà tutte. Del resto assicurare la governabilità e praticare un ritocco al sistema non è soltanto un suo chiodo fisso, è un’esigenza richiamata più volte dalle principali forze politiche e confermata dal tentativo di dialogo Berlusconi-Veltroni delle settimane scorse.

Ora però il Cavaliere ha messo la prua verso le elezioni anticipate, rimandando al dopo le intese bipartisan, mentre il Pd ha già chiesto un «governo per le riforme». Negli ambienti parlamentari girano i nomi di Giuliano Amato e Franco Marini. Prudenza massima invece al Quirinale, che si limita a ricordare che il compito del capo dello Stato è quello di raccogliere le indicazioni dei partiti. Se durante le consultazioni constaterà che c’è una possibile maggioranza per un gabinetto di transizione, allora è probabile un incarico esplorativo. Sarà importante in questo quadro quello che dirà l’Udc, ma ancora di più verificare se e quanto Berlusconi, e anche Prodi, si metteranno di traverso.