Napolitano: «La giustizia va riformata». E L’Europa ci condanna

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano torna sul tema della giustizia, auspicando «riforme incisive di ampio respiro». All’indomani dell’appello a un confronto costruttivo tra governo e toghe il capo dello Stato rilancia. E in un telegramma inviato alla VII Conferenza nazionale forense indica la riforma come «obiettivo indifferibile» nell’attuale momento di crisi, viste «le gravi conseguenze che le odierne inefficienze comportano per la competitività del Paese». Paese, l’Italia, che per l’ennesima volta è stato bacchettato dalla Corte di Giustizia europea che ha bocciato la legge italiana sulla responsabilità dei giudici, ritenendola troppo lieve perché, oltre che per dolo o colpa grave, i giudici devono rispondere di violazione manifesta del diritto europeo. Una condanna, quella dell’Italia, che ha rilanciato la polemica. Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, prendendo spunto dalle parole di Napolitano ha rilanciato l’ipotesi della responsabilità civile dei magistrati: «Nel 1987 – ricorda Capezzone – l’80% degli italiani votò un referendum che fu poi eluso dal Parlamento». Ma l’Anm già risponde picche: «La sentenza della Corte di giustizia europea – dice il presidente Palamara – sulla responsabilità civile dei magistrati non sia lo spunto per evocare situazioni su cui è stato già detto e chiarito tutto».