Napolitano: "Le intercettazioni devono restare segrete"

Il presidente della Repubblica: "Finché c'è il segreto istruttorio certe cose dovrebbero restare segrete". Il dg Cappon: "La politica ci dia regole chiare". Gentiloni: "Avanti la mia legge". Bondi: "Paese incivile"

Roma - "Le intercettazioni sarebbe bene che restassero dove devono restare, in linea di principio, almeno fino a che c’è il segreto istruttorio". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rispondendo, a margine del Premio Vittorio De Sica, ad una domanda sulle recenti intercettazioni Rai-Mediaset.

Il Quirinale: frase di significato generale In serata con una nota Una nota ufficiale diffusa dall'ufficio stampa del Quirinale precisa che stamani il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato ai giornalisti di non potersi pronunciare sul caso delle conversazioni telefoniche intercettate, tra esponenti Rai e Mediaset, contenuti delle quali sono stati oggetto di pubblicazione sui giornali. Il capo dello Stato, prosegue la nota, ha ritenuto di dover ribadire un'affermazione di principio sulla segretezza degli atti di indagine giudiziaria, che può non essere riferita al caso specifico, ma rimane incontestabile, ferma restando l'opportunità di approfondire l'iter che conduce alla pubblicizzazione di contenuti di conversazioni tra persone intercettate. 

Cappon: "La politica dia regole chiare" I "preoccupanti episodi" che emergono dalla pubblicazione delle intercettazioni e "criticità che periodicamente nascono intorno alla Rai" sono "figlie di un sistema di regole che evidentemente non sono più adeguate". Lo afferma il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, che all’indomani dello scandalo della pubblicazione del presunto patto tra Rai e Mediaset, chiede alla politica una risposta forte nella direzione di una riforma dell’assetto radiotelevisivo e della governance di viale Mazzini. Se dalle indagini sulle intercettazioni emergeranno responsabilità di singoli all’interno della Rai, Cappon assicura che l’azienda adotterà tutti i provvedimenti del caso. "Abbiamo strumenti di tutela rispetto a espisodi di questo genere. Agiremo in coerenza con le nostre disposizioni e procedure". Il direttore generale ha sottolineato la necessità di "essere garantisti fino all’accertamento della verità...ma se dovessero emergere responsabilità saremo netti nelle decisioni".

Gentiloni: "Avanti la mia legge" Il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni chiede al parlamento "una corsia preferenziale" sulle proposte presentate dal governo in materia. "Penso che gli episodi di questi giorni confermino la necessità di cambiare un po’ le regole: oggi abbiamo troppa dipendenza, sia dal governo che dai partiti, nel servizio pubblico aggravata da un contesto di troppa concentrazione del sistema televisivo. Questi problemi vanno risolti". Secondo il ministro, la riforma in discussione in Parlamento, che mira a garantire maggiore autonomia al servizio pubblico, "non deve essere vista come un ostacolo, anzi come qualcosa di utile al dialogo sulle riforme, sulle legge elettorale, che tra i due schieramenti si sta finalmente avviando".

Bondi amareggiato "Possibile che non si comprenda, da parte di tutte le forze politiche e degli esponenti politici più responsabili, che così diventiamo un Paese incivile? Un Paese ingovernabile. Un Paese in preda a periodiche e devastanti ordalie". Questo l’appello lanciato da Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia che aggiunge: "Senza che nessuno, alla fine di questo processo di disgregazione, possa costruire qualcosa di solido e di positivo".