Napolitano invita i Poli al dialogo: occorre una spinta alle riforme

Appello del Quirinale per un accordo sul sistema elettorale. D’Alema: Forza Italia indispensabile

nostro inviato a Bagnoregio (Vt)

Prima, un bel sospirone. La Finanziaria, mette «in evidenza» Giorgio Napolitano, è passata «senza voti di fiducia e senza maxiemendamenti». Senza cioè quegli strappi costituzionali che avrebbero «stroncato la possibilità di confronto» e che, dopo i suoi pubblici ammonimenti al governo, lo avrebbero messo in imbarazzo. «Al Senato - sottolinea il capo dello Stato - invece si è discusso articolo per articolo, emendamento per emendamento». Poi, un bel viatico per le forze politiche: «Mi auguro che si aprano realmente prospettive positive di dialogo e confronto. Oggi ci sono più possibilità di ieri. Vedremo».
Il cantiere delle riforme non è ancora stato riaperto ma già ha trovato la benedizione del Quirinale. Dopo settimane di silenzio sull’argomento, Napolitano approfitta di una visita alla fondazione Civita di Bagnoregio per tirare un po’ le somme. Sull’esito della manovra «nessun giudizio politico», solo la soddisfazione perché i suoi avvertimenti sono stati seguiti e il Parlamento ha avuto tutte le possibilità di discutere. Sulle prospettive, anche qui il Colle può dirsi contento perché ora un ritocco alla legge elettorale che chiede «da un anno e mezzo» è forse diventato possibile. L’intervento di Fini, le aperture di Casini e della Lega che si mischiano alle parole di Veltroni e D’Alema e alla nuova disponibilità di Prodi: Napolitano, convinto «di aver seminato bene» nelle settimane scorse, ora cercherà di passare al raccolto, un sistema che assicurì stabilità e governabilità al Paese. Manca ovviamente il via libera più importante, quello di Berlusconi, per il quale «non è ancora il momento del dialogo». Da qui la prudenza del Quirinale, che aspetta che tante buone intenzioni si trasformino in fatti concreti.
Ma che comunque qualcosa bolla in pentola lo dimostrano i temi e pure i toni del convegno che si svolge promosso dalla dalemiana fondazione Italianieuropei e che si svolge a poche ore dall’intervento del capo dello Stato. Fa un certo effetto sapere che a Roma seduti attorno allo stesso tavolo, ospiti del ministro degli Esteri, Walter Veltroni e Pierferdinando Casini, Giuliano Amato e Fabrizio Cicchitto, Giovanni Russo Spena e Roberto Maroni parlino abbastanza pacatamente di riforme elettorali.
Dialogo dunque. Massimo D’Alema invita però a non lasciare fuori Berlusconi. «La sua è una posizione rispettabile, ma credo che, se il dibattito andrà avanti, Forza Italia vorrà dire la sua. Non è ragionevole che il principale partito di opposizione si tenga alla larga dalle riforme. Spero che la logica del muri contro muro, delle spallate, venga abbandonata».
E anche Veltroni si dice «disposto ad incontrare subito» il Cavaliere. «Il nostro - spiega il segretario del Partito democratico - non è tatticismo. Noi vogliamo fare sul serio, la legge elettorale va cambiata in tempi rapidi. I principi li abbiamo già enunciati. un proporzionale che eviti la frammentazione senza il premio di maggioranza e al tempo stesso un nuovo bipolarismo sui programmi più che sull’assemblaggio, con la possibilità per i cittadini di scegliere gli eletti».
Per Prodi «abbiamo bisogno di riforme come il pane». «Guardando quello che ho letto oggi- commenta il Professore - c’è finalmente una disponibilità. Si deve ricordare che noi non possiamo cambiare la legge elettorale, introdurre riforme costituzionali, nuovi regolamenti parlamentari, di cui abbiamo bisogno come il pane per governare questo Paese, se non con una larga convergenza».
E se Casini ha già risposto di sì, «perché nessuno può chiamarsi fuori dal dibattito, nemmeno Forza Italia», se Maroni è d’accordo «purché sia una cosa seria». Ma il Cavaliere ricorda: «Il dialogo non può prescindere da noi». Napolitano aspetta: «Aspetto da un anno e mezzo, vedremo».