Napolitano, l’invito al dialogo mette d’accordo la politica

Reazioni unanimi al messaggio Prodi: faccio mio l’appello Calderoli (Lega): dopo tanta aria fritta un discorso di alto livello

da Roma

Diciotto minuti, dieci secondi di emozione da debutto, tre parole chiave pronunciate in tv davanti a 13 milioni di italiani. La prima è politica, che non è più una parolaccia ma «passione civile», «partecipazione dei cittadini», e «scelte» per il «bene comune»: i giovani, dice Giorgio Napolitano, dovrebbero «riavvicinarsi». Poi, riforme, che non significa governissimi o «abbracci confusi», ma accordi su temi specifici e urgenti: come il rinnovo delle istituzioni e delle autonomie, o come «meccanismi elettorali che rendano più lineare e sicura la formazione delle maggioranze». E infine dialogo, che non vuol dire solo bon-ton, o parlare tanto per parlarsi, ma cercare «politicamente» intese su cose concrete. Dunque, viva le differenze: «La diversità dei programmi e l’asprezza dei contrasti non possono preoccupare». Però serve «un clima costruttivo» perché «un continuo gridare allontana la gente e fa soffrire il Parlamento».
Non c’è più Ciampi, non c’è più il tecnico super-partes, l’uomo fuori dai giochi del Palazzo. Adesso sul Colle c’è un politico di lungo corso che promette «assoluta imparzialità» e completa disponibilità a «interpretare valori condivisi, esigenze e bisogni che riflettono l’interesse generale del Paese». Ma l’era della supplenza è finita. «A chi mi ascolta, a tutti gli italiani vorrei dire: non allontanatevi dalla politica. Partecipate in tutti i modi possibili, portate forza e idee più giovani. Contribuite a migliorarla culturalmente e moralmente». Insomma, dice il capo dello Stato, non fate i qualunquisti. La politica, «non è sporcizia o lavoro di specialisti, la cosa pubblica siamo noi stessi». Anzi, «solo dalla politica possono venire le scelte di cui ha bisogno la collettività».
Da qui l’appello al dialogo. Napolitano si rende conto che «gli elettori si sono divisi in due parti quasi uguali». Però non si può vivere «in guerra» anzi va fatto uno sforzo «costruttivo» per risolvere «i problemi del Paese». Al primo posto, la riduzione del debito pubblico, non solo perché ce lo chiede l’Europa ma per rilanciare la crescita e il progresso. «La parte più dinamica e produttiva», il Nord, «merita la massima attenzione per il ruolo trainante che svolge», però non può camminare «con le sue sole forze», occorre sfruttare «il capitale rappresentato dal Mezzogiorno». C’è qualche segnale positivo: «L’Italia non è ferma, ha ripreso a crescere», grazie al «contributo determinante degli imprenditori che hanno imboccato la strada dell’innovazione e dei rischio del mercato globale, insieme a tecnici e lavoratori qualificati». Ma su lavoro e condizione femminile c’è ancora molto da fare. E cita il caso Enza Colonna, la laureata napoletana che lavora a un progetto avanzato di ricerca genetica per mille euro al mese. «Si considera fortunata. Il contratto scade a maggio ma dice di non pensarci».
Altri punti d’incontro i due poli potrebbero trovarli su una calibrata miscelatura tra l’esigenza di sicurezza e del rispetto delle leggi e la doverosa accoglienza degli stranieri «di cui l’Italia ha oggi bisogno e di cui è giusto regolare l’ingresso». O sulla politica estera, «intensificando la cooperazione internazionale la partecipazione a missioni Onu e Ue». La spedizione in Libano, votata da quasi tutti, è un buon esempio. E ci sono poi gli argomenti scivolosi, Pacs, eutanasia, famiglia, «complesse situazioni sociali e dolorosi casi umani che ci hanno di recente turbato e coinvolto». Anche qui il capo dello Stato spera in intese ampie: «Alle scelte di cui si riconosca la necessità, il Parlamento può giungere nella sua autonomia attraverso un dialogo sulla vita e un confronto sulla realtà della famiglia che portino chiarezza ed evitino fratture». Con il Papa, conclude, «c’è sintonia» sulla volontà di inquadrare i «temi delicati» della bioetica «nei principi e nei valori della nostra Costituzione». Ci torna su pure il giorno dopo, commentando le parole di Benedetto XVI: «Santità, condivido pienamente la centralità assegnata alla persona umana e alla sua dignità».
Reazioni? Tutte positive. Prodi: «Faccio mio l’appello». Fassino: «Giusto, servono istituzioni all’altezza degli italiani». Tremonti: «Un messaggio molto serio, la politica dev’essere al servizio dei cittadini». Cesa: «C’è bisogno di ascolto reciproco». Calderoli: «Dopo l’aria fritta degli anni scorsi, un discorso di alto livello». Montezemolo: «E ora le riforme».