"Napolitano mafioso": ora Di Pietro è indagato

La procura di Roma apre un’inchiesta per vilipendio al capo dello Stato
dopo le dichiarazioni del leader Idv a piazza Farnese e la denuncia
dell’Unione camere penali. L’ex Pm non ci sta: "Atto dovuto, ma io
calunniato&quot;. <em><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani" target="_blank"><strong>Dì la tua
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Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Altre grane per Tonino. Dopo il «filone Mautone» dell’inchiesta della Dda napoletana, che vede tra gli indagati suo figlio Cristiano e altri esponenti dell’Idv campana, ora anche Di Pietro senior si ritrova indagato. A iscriverlo, ieri, è stata la procura di Roma, in seguito alla denuncia presentata sabato scorso dall’Unione delle camere penali. Piazzale Clodio indaga dunque l’ex pm per le frasi rivolte al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Vilipendio e offesa al capo dello Stato le ipotesi di reato. Ma il capo Idv si difende attaccando. Il suo coinvolgimento diventa niente più che «un atto dovuto», come sottolinea il diretto interessato citando il pm romano. E Tonino aggiunge: quell’esposto firmato dal presidente dell’Ucp Oreste Dominioni e dal vice Renato Borzone, è solamente una «calunnia», che arriva tra l’altro dal «legale della famiglia Berlusconi».
Per il quale, appresa la notizia dell’indagine a suo carico, Di Pietro si affretta a «chiedere» ai magistrati romani di riservare lo stesso trattamento toccato a lui. «Bene ha fatto la Procura di Roma a iscrivere, come atto dovuto, la denuncia presentata dall’avvocato Dominioni - sibila Tonino - allo stesso tempo presidente dell’Unione delle Camere Penali e legale della famiglia Berlusconi. La Procura farà altrettanto bene quando iscriverà il nome di Dominioni e di chi, insieme a lui, mi ha calunniato sulla falsa presupposizione che io abbia offeso il capo dello Stato».
Le frasi «incriminate» pronunciate dall’ex magistrato in piazza Farnese riguardavano accuse a Napolitano, rivolgendosi al quale Di Pietro aveva detto: «Il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzi». «Presidente Napolitano - aveva aggiunto il leader Idv - possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d’accordo con alcuni suoi silenzi?». E, dallo stesso palco, Tonino aveva poi concluso: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso».
A dirla tutta, la «falsa presupposizione» di aver offeso Napolitano aveva sfiorato anche il Colle, visto che lo stesso Quirinale aveva replicato con una durissima nota ufficiale per criticare le «offensive espressioni», bollate come «pretestuose», che Di Pietro aveva usato per «contestare presunti “silenzi” del capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce».
Insomma, non sembra che il destinatario delle presunte offese l’abbia presa benissimo. Eppure Di Pietro ringhia contro Dominioni, definendo «un grave errore» per «una persona di tale levatura culturale e preparazione professionale (...) affidarsi a ricostruzioni giornalistiche sommarie piuttosto che accertare prima quel che è successo veramente». Indirettamente, dunque, è una critica rivolta anche al Colle. E per dimostrare che lui non ha offeso nessuno, Di Pietro ha un progettino ambizioso: chiamare a testimoniare i suoi seguaci-web, già accorsi al gruppo su Facebook «Ero a Piazza Farnese e la penso come Antonio Di Pietro: denunciate anche me». «Io porterò con me, come testimoni, oltre 200mila persone che, attraverso la diretta streaming, hanno assistito al mio intervento, l’avvocato Dominioni porterà solo un generico “sentito dire”». Che a proposito di «sentito dire» si lancia in un’ipotesi: «Forse la verità è molto più banale: chi ha fatto quelle denunce - insinua Antonio Di Pietro - non intende perseguire un fine di giustizia, ma soltanto fare un favore ai propri clienti». La frecciata torna al mittente perché «fuori moda» e «risibile in sé». «Questa sortita dà la misura di una concezione deformata della politica e dell’avvocatura», commenta Dominioni, che invita l’ex pm a «non fare fumo» per difendersi. E conclude: «Conviene a Di Pietro che sia meglio attento ai suoi “clienti”, se la stampa anche qui non mente». Anche Borzone risponde a Tonino: «Questa strumentalizzazione la dice lunga sulla cultura giuridica di Di Pietro: identificare l’avvocato con il proprio assistito è l’espressione di una visione giustizialista. A presentare l’esposto è tutta l’Ucp, non il legale di Berlusconi. Stiamo verificando che c’è un attacco dell’Idv al presidente in un momento in cui si affrontano i temi della giustizia».