"Napolitano mafioso": Di Pietro è indagato

Offesa all’onore o al prestigio del
presidente della Repubblica. Per questo reato, previsto
dall’articolo 278 del codice penale, è stato iscritto sul
registro degli indagati della Procura di Roma il leader
dell’Idv. Formalizzazione dell’accusa &quot;atto dovuto&quot;. <em><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani" target="_blank"><strong>Dì la tua sul blog
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Roma - Offesa all’onore o al prestigio del presidente della Repubblica. Per questo reato, previsto dall’articolo 278 del codice penale, è stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Roma il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro. La formalizzazione dell’accusa è un "atto dovuto", dopo la denuncia presentata sabato scorso dall’Unione camere penali italiane seguita alle dichiarazioni fatte da Di Pietro nell’ambito di una manifestazione svoltasi a piazza Farnese.

La denuncia al leader Idv L’iniziativa della procura è un atto dovuto in seguito alla denuncia presentata sabato scorso dall’Unione delle Camere Penali. La denuncia, per il reato previsto dall’articolo 278 del codice penale, firmata dal presidente Oreste Dominioni e dal vicepresidente Renato Borzone, è rivolta contro Di Pietro e i suoi eventuali concorrenti. Per l’Ucpi "la vistosità della portata offensiva, e delegittimante l’altissima funzione istituzionale esercitata dalla suprema carica dello Stato repubblicano, di tali affermazioni ha determinato unanimi comportamenti di ferma indignazione". Tra questi l’opinione di un ex presidente della Repubblica che vi ha riscontrato un palese carattere di reato. Accusando il presidente della Repubblica di comportamenti "non imparziali ed omissivi assimilati a quelli di natura omertosa propri della mafia", l’onorevole Di Pietro ha oscurato, per Ucpi, "la limpidezza morale e il credito di cui devono essere necessariamente circondate le attribuzioni del capo dello Stato, delegittimandolo nella persona e nella istituzione che rappresenta".

L'attacco a Napolitano "L’attacco al capo dello Stato - si legge ancora in una nota delle camere penali - si rivela palesemente strumentale a sostenere la presa di posizione dell’onorevole Di Pietro sui temi della riforma generale della giustizia". "Trascinandolo nella mischia del confronto politico, l’aggressione che in questa sede si sottopone al vaglio tenta di mettere in discussione l’adeguatezza del ruolo della suprema istituzione dello Stato nella gestione della futura ed eventuale vicenda parlamentare di riforma della giustizia", ha continuato l'Ucpi ritenendo doveroso "assumere questa iniziativa di denuncia penale per arrestare una pericolosa deriva del dibattito politico, che non sembra adeguato alla necessità di tutela del ruolo istituzionale del capo dello Stato nel quadro della discussione in atto sulla riforma della giustizia". 

Le parole di Di Pietro L’ex pm di Mani pulite, riferendosi a Giorgio Napolitano, aveva detto: "A lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?". Poi, Di Pietro aveva aggiunto, secondo la denuncia firmata dal presidente dell’Ucpi Oreste Dominioni e da Renato Borzone: "Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso".

La replica dell'ex pm "Bene ha fatto la procura a iscrivere, come atto dovuto, la denuncia presentata dall’avvocato Dominioni, allo stesso tempo presidente dell’Unione delle Camere Penali e legale della famiglia Berlusconi. La Procura farà altrettanto bene quando iscriverà il nome di Dominioni e di chi, insieme a lui, mi ha calunniato sulla falsa presupposizione che io abbia offeso il Capo dello Stato". Secondoo Di Pietro, infatti, "una persona di tale levatura culturale e preparazione professionale dovrebbe sapere che è un grave errore affidarsi a ricostruzioni giornalistiche sommarie, piuttosto che accertare prima quel che è successo realmente". L'ex pm fa sapere che porterà con sè, "come testimoni, oltre 200mila persone che, attraverso la diretta streaming, hanno assistito al mio intervento. L’avvocato Dominioni porterà solo un generico sentito dire". "Ma, forse, la verità è molto più banale: chi ha fatto quelle denunce non intende perseguire un fine di giustizia, ma soltanto fare un favore ai propri clienti", conclude Di Pietro dispiacendosi per il fatto che, "per fare ciò, abbia coinvolto un’importante istituzione quale quella dell’Unione delle Camere Penali".

Dominioni: "Risenta le sue dichiarazioni..." "Di Pietro, messo di fronte alla portata giuridica delle sue dichiarazioni di piazza Farnese, sembra perdere la misura di ciò che è utile a scagionarsi. Quanto al riferimento alla calunnia, forse è da rimandare l'onorevole Di Pietro alla lettura delle norme e alle sue dichiarazioni registrate dalla stampa. Con una considerazione elementare: non è buona cosa, nell'impostare una propria difesa, fare fumo". Lo afferma in una nota il presidente dell’Ucpi, Oreste Dominioni, replicando al leader dell’Idv. "Grave è, piuttosto, ciò che Di Pietro - aggiunge - non coglie o finge di non cogliere: l'iniziativa dei vertici dell'Unione delle Camere Penali Italiane ha risposto all'esigenza civile che, di fronte a timidezze partitiche, fosse dato un altolà a una progressiva quanto inconcepibile e alla fine anche illegittima aggressione istituzionale, fino a colpire inopinatamente la suprema carica dello Stato". «"Del tutto fuori moda, se così si può dire, è poi indicare l’iniziativa dell’Unione delle Camere Penali come strumentale a miei supposti 'clienti'. Oltre che risibile in sé, questa sortita dà la misura, purtroppo non sorprendente, di una concezione deformata della politica, della giustizia e dell'avvocatura".