Napolitano, malore in diretta tv

Collasso durante la "lectio magistralis". Soccorso, si riprende: "Calo di tensione"

Roma - Pallido, un po’ tirato, il sorriso appena accennato. Alle quattro di pomeriggio, quando compare nella sala delle cooperative del Trentino, Giorgio Napolitano è ancora bianco e provato, ma insomma, il peggio è passato. Il capo dello Stato cammina spedito con le sue gambe, stringe le mani, riceve applausi e soprattutto parla. «Ora sto bene», dice. Che cos’ha avuto presidente? «Niente di grave, era solo un calo di pressione. Ma ripeto, adesso mi sento bene. Siete troppo impressionabili». E il malore, le parole biascicate, la faccia diventata grigia, il mezzo svenimento? Tutto in archivio, spiegano dal Colle: è stata una giornata dura ma ora è tutto a posto, l’agenda degli impegni è confermata.

La «giornata dura» di Giorgio Napolitano, 82 anni, comincia poco dopo l’alba, quando si mette in viaggio da Roma. Lo aspettano a Trento nel Teatro Sociale per la consegna solenne della laurea honoris causa. Una cerimonia lunga, pomposa, che termina con la lectio magistralis pronunciata dal capo dello Stato. In piedi sotto un riflettore bollente, infagottato da una pesante toga nera, circondato dal Senato accademico, Napolitano dedica il suo intervento principalmente all’Europa. «L’Italia - dice - deve ratificare il trattato di Lisbona anche in questa fase elettorale».

E a questo punto, quando parla già da venti minuti, si comincia a capire che c’è qualcosa che non va. Il presidente si gira, si fa togliere la toga, riprende a parlare ma le parole adesso fanno fatica a uscire, la voce si impasta, si affievolisce, diventa lentamente dei bisbisgli confusi. Sono le 11,58. Il pubblico si rende conto che il capo dello Stato non sta bene e batte le mani. Qualcuno grida: «Fatelo sedere». Napolitano intanto ha il viso grigio, le gambe che si piegano, le mani che si aggrappano al podio. Si avvicinano il rettore Davide Bassi e il presidente dell’università Innocenzo Cipolletta, accorrono anche il professor Gianfranco Mazzuoli, capo dei servizi medici del Colle, e gli agenti della sicurezza. «Presidente, perché non si siede un attimo», gli dice Bassi. Napolitano scuote il capo, spiega di avere caldo, vuole continuare, poi improvvisamente la testa gli crolla in giù. Sono attimi di tensione. Le telecamere zoomano sul volto del capo dello Stato, immagini choc che scorrono sul maxischermo e rimbalzano subito in diretta tv. Cipolletta lo fa sedere al tavolo d’onore. Passano un paio di minuti, poi il presidente riprende a parlare. Mancano un paio di paginette, Napolitano le legge dalla sedia tra gli applausi, poi si alza se ne va via in fretta con le sua gambe.

In prefettura viene sottoposto a una rapida e accurata visita. «Si è trattato di un episodio di ipotensione dovuto all’eccessiva durata della posizione ortostatica e profusa sudorazione per la troppo stretta toga accademica», questo il referto redatto dal professor Mazzuoli. «Un calo di pressione - dice il portavoce del Quirinale Pasquale Cascella -. Il viaggio, la durata del discorso, il caldo. E quella tunica di cui si era cominciato a lamentare quasi subito». Colpa di Trento, scherza qualcuno, ricordando come nel 2006 toccò a Ciampi, in visita alla città, accusare un malore simile. E qualcun altro guarda il presidente della provincia Dellai, che domenica si è lussato una spalla sciando e che ora gira con un tutore.

Dopo il check-up, il pranzo in prefettura. «Il capo dello Stato si è ripreso perfettamente - racconta all’uscita Cipolletta -, ha mangiato lo stesso menu degli ospiti e lo ha gradito molto». «Il presidente è vispo come un grillo», conferma Bassi. E la prova arriva alle quattro, quando senza problemi apparenti partecipa all’incontro con la cooperazione trentina pronunciando un altro intervento. In serata il ritorno a Roma, dove oggi celebrerà assieme a Ciampi i 150 anni dell’unità d’Italia. La «giornata dura» si chiude con il presidente croato Stipe Mesic che polemizza con le parole di Napolitano sulle foibe come «pulizia etnica». «Tutto ciò non aiuta i buoni rapporti di vicinato», sostengono da Zagabria. Dal Quirinale «nessun commento».