Napolitano: "Mi preoccupa lo stato delle istituzioni"

Il presidente della Repubblica chiede un "clima costruttivo in parlamento" in cui tutti lavorino per il bene comune: "Ci sono provvedimenti essenziali per il nostro Paese bloccati"

Roma - Giorgio Napolitano è «preoccupato per lo stato delle istituzioni». E chiede a maggioranza e opposizione di creare in Parlamento «un clima costruttivo», per sbloccare la situazione e consolidare il processo di ripresa economica e di nuova competitività.
Il presidente della Repubblica è all’Aquila per la Festa della Guardia di finanza e, in un incontro con gli amministratori abruzzesi, racconta del colloquio avuto il giorno prima con i leader della Cdl al Quirinale (tranne quello dell’Udc).

Un incontro «normale, per quanto abbia fatto scalpore sulla stampa», perché il Capo dello Stato sente di «dovere attenzione e rispetto per le forze dell’opposizione esattamente come per le forze della maggioranza». Alle prime Napolitano riconosce il diritto «di chiedere un cambiamento di governo o di combattere le loro battaglie», ma raccomanda come ha fatto con l’Unione, di trovare «il modo di collaborare».

Quello di Napolitano è un grido d’allarme per le Camere quasi paralizzate, che per le troppe difficoltà «non producono quanto dovrebbero». Per il Capo dello Stato ci sono, invece, «provvedimenti essenziali per il nostro Paese, che richiedono un forte impegno in Parlamento». Bisogna, dunque, «trovare la strada del reciproco rispetto, della comunicazione e del dialogo tra opposti schieramenti, per risolvere problemi di comune interesse».

Se non si riesce a far funzionare normalmente le istituzioni, per Napolitano è necessario almeno individuare alcuni «terreni di convergenza e di lavoro comune», alcuni temi su cui lavorare insieme in Parlamento.

Il primo dovrebbe essere «il federalismo fiscale», perché per il Presidente esiste un vero e proprio «obbligo di attuazione del Titolo V della Costituzione», riformato nel 2001. Napolitano lo sottolinea dopo l’incontro con Umberto Bossi e probabilmente non è casuale.
I costi della politica rappresentano un altro dei campi su cui occorre intervenire al più presto. Già a Palermo Napolitano ne ha parlato e ora insiste facendo anche l’esempio degli incarichi nelle circoscrizioni, che «potrebbero tornare ad essere volontari e non retribuiti». È un tema che per il Presidente non si può separare da una rivisitazione dell’architettura istituzionale, in particolare quella decentrata. «Se abbiamo troppi livelli di decisione - spiega, infatti, il capo dello Stato -, troppi enti che si pestano i piedi, alcuni dei quali non si capisce più bene quale utilità abbiano, anche se la avevano quando furono fondati, troppe società, troppi enti derivati e così continuando, e abbiamo anche tra Comuni e persino circoscrizioni e Comuni maggiori e comunità montane e Regioni una confusione, una duplicazione di competenze e di funzioni, ebbene questa è una delle principali cause degli alti costi della politica». Insomma, per Napolitano, per funzionare meglio e costare meno le istituzioni devono subire «un processo di snellimento».

Napolitano è stato coinvolto nelle polemiche sull’avvicendamento al vertice della Guardia di finanza tra Roberto Speciale e Cosimo D’Arrigo, in seguito al caso-Visco e coglie l’occasione per fare una precisazione: «Sono il capo delle Forze armate, ma non mi sono per questo montato la testa. Non pretendo di interferire nell’autonomia di comando delle Forze armate nè con i poteri del governo».
Ognuno deve fare la sua parte, insiste il presidente, sollecitato dalla Cdl a intervenire anche per i problemi sul decreto di nomina di D’Arrigo. La stessa affermazione vale per la richiesta di sciogliere le Camere. E a chi gli chiede come reagisce a qualche rimbrotto avuto per non aver accolto le sollecitazioni dell’opposizione, Napolitano risponde sdrammatizzando.

Sono solo «punzecchiature - dice -, che non mi turbano, sono inconvenienti del mestiere del presidente della Repubblica». Al quale la Costituzione non assegna «alcun potere esecutivo» e, dunque, «non si può chiedere di fare quel che non deve fare nè con un governo nè con un altro. Bisogna avere il senso dei limiti che ha questa istituzione».