Napolitano: «Non cediamo alle pressioni localistiche»

La raccomandazione del capo dello Stato sul tema dei rifiuti: basta contrapposizioni fra province

da Roma

È un peso, anzi è un vero «assillo» per Giorgio Napolitano vedere quella marmellata di spazzatura spalmata sopra Napoli e dintorni. E poi i blocchi stradali, i roghi, la camorra, gli arresti, l’avviso di garanzia recapitato persino al prefetto Pansa. «La situazione della Campania», dice il presidente della Repubblica, è motivo di angoscia «per tutti noi italiani» e quindi va risolta al più presto senza perdere altro tempo. Basta con gli scaricabarile tra i sindaci, basta con il ping pong tra i comitati di lotta, basta con le guerre tra poveri: la questione, spiega il capo dello Stato ai rappresentanti delle province, va affrontata «senza arroccamenti localistici» e in una visione «unitaria e solidale».
Va bene parlare, ascoltare la gente che vive a fianco delle discariche, va bene pure capire le ragioni di chi scende per strada. Ma insomma, dice ancora il presidente, non si può certo dare retta a tutti, non si può «cedere a pressioni e a logiche di particolarismo». Vogliamo eliminare il problema dei rifiuti? E allora occorre «una pianificazione del ciclo di smaltimento» e una «visione regionale». Questa in poche parole «la raccomandazione» del capo dello Stato. «Non voglio fare accenni specifici. Dico soltanto una cosa: le province facciano la loro parte, senza scendere in logiche di contrapposizione». Altrimenti sarà impossibile «dare soluzione a un problema di quella natura». Nel Salone delle Feste del Quirinale, Napolitano riceve l’Unione delle province italiane che celebra il suo centenario proprio mentre sono in tanti a proporre la loro abolizione. Il presidente non entra nel dibattito, anche si sa bene quali sono le sue idee sull’argomento. Ricorda infatti di essere stato contrario dieci anni fa all’istituzione di nuove province: «Furono fatte quando io me ne andai dal ministero dell’Interno». E rilegge un passaggio di un suo discorso del 2006, un cui invitava a «rivisitare l’intera architettura istituzionale via via sovrappostasi per eliminare duplicazioni e confusioni di responsabilità e di poteri, moltiplicazioni di enti e di incarichi elettivi e non elettivi e una dilatazione del costo della politica a scapito dell’efficienza, in particolare nel Mezzogiorno».
Così dunque la pensa. E ora, ricevendo i rappresentanti dell’Upi, ne approfitta per rilanciare le riforme e «l’ineludibile» federalismo fiscale. «Mi auguro - dice - che il nuovo governo parta dal lavoro fatto nella scorsa legislatura che portò alla presentazione di un disegno di legge, naturalmente con tutte le proposte di revisione e le novità che si riterrà opportuno sottoporre all’esame del Parlamento». Insomma, la traccia è aperta, non esistono testi blindati. Quello che conta è «raccogliere il filo» del dialogo per «collaborare attivamente a provvedimenti di riordino» per cambiare in meglio questo Paese.
E tra le tante riforme, ce n’è una «particolarmente complessa e scottante». Si tratta, spiega ancora il presidente, «del cosiddetto federalismo fiscale, legge da tempo diventata ineludibile in attuazione del Titolo V» della Costituzione. C’è molto da lavorare. «Sappiamo - insiste Napolitano - che sarà un appuntamento molto delicato a cui bisognerà che ciascuno porti il suo contributo tenendo conto precisamente della linea qui indicata di un federalismo efficace, unitario e solidale. Non sarà semplice». Grandi applausi dalla Lega. «Bravo presidente - commenta Roberto Calderoli -. Ineludibile è proprio il termine più indicato per rappresentare l’assoluta necessità e indifferibilità del federalismo fiscale». E Giulio Tremonti: «Il federalismo è nel nostro programma». A Forza Italia piace anche la parte dedicata ai rifiuti. «Bisogna far tesoro del monito di Napolitano sull’emergenza spazzatura», dice il portavoce Daniele Capezzone.