Napolitano: "Onoriamo le vittime delle foibe"

E' il Giorno del Ricordo e l'Italia ha reso omaggio alle migliaia
di morti delle foibe del 1943-1945 e ai 350 mila esuli dalle
coste istriane e dalmate negli anni tra il 1943 e il 1954.
Al Quirinale cerimonia ufficiale, Napolitano ha aggiunto una frase a braccio richiamando
un duro giudizio dell'anno scorso che suscitò un incidente
diplomatico con la Croazia<br />

Roma - Il ricordo della tragedia delle foibe, l'omaggio alle vittime di quegli anni, il riconoscimento delle ingiustizie sono doverosi, ma "non possono e non devono prescindere da una visione complessiva", da un inquadramento storico, che non può dimenticare il prima e il dopo, ha detto Giorgio Napolitano celebrando il Giorno del Ricordo al Quirinale. Il quadro d'insieme è stato richiamato dal ministro della Cultura Francesco Rutelli e dal vice presidente dell' Associazione degli esuli istriani e giuliano-dalmati Lucio Toth. Quella barbarie, che produsse circa 20 mila morti e 350 mila profughi fra i nostri connazionali, ha ricordato Toth, ha radici lunghe e profonde, negli scontri tra nazionalismi ottocenteschi; poi, nel Novecento, nell'impatto tra gli imperialismi; e ancora dopo nello scontro tra le ideologie.

Vicende drammatiche e complessa difficili da comprendere in tutte le sfumature mentre accadevano, ma che "oggi si possono e si devono capire, esplorando le vicende con animo sereno, per far ritornare in primo piano la ragione e la verità".

Ripetuta la frase che irritò la Croazia Queste considerazioni hanno indotto il presidente della Repubblica ad aggiungere all'ultimo momento, a braccio, una frase al testo scritto del suo intervento, per richiamare un duro giudizio dell'anno scorso che "suscitò qualche reazione inconsulta fuori Italia": per l'esattezza un incidente diplomatico con l'allora presidente croato Stipe Mesic, chiuso nel giro di qualche giorno. Napolitano citò recenti ricerche per dire che al confine orientale dell'Italia, dopo l'8 settembre 1943, migliaia di italiani furono vittime di un "moto di odio e di furia sanguinaria e di un disegno annessionistico slavo che prevalse in tutto nel trattato di pace del 1947 e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica". Su questo passaggio si appuntò la reazione croata. Mesic ci vide elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico. Altri lamentarono l'uso del termine 'slavo'. Oggi Napolitano si é limitato a richiamare il concetto dicendo: "Era giusto esprimermi a nome della Repubblica con quelle parole, con quell'impegno che qui ho sentito ricordato con piacere dal ministro Rutelli".

Il richiamo al Kosovo Rutelli ha parlato dell'emozione provata poco prima consegnando 75 medaglie ricordo agli eredi delle vittime. "Ho avvertito la tenacia della sofferenza, l'orgoglio e la dignità rispetto alla desolazione umana, materiale e morale, subita a suo tempo da loro per i loro cari e questo ci ricorda - ha detto il vice presidente del Consiglio - che l'impegno per la libertà si vive e conquista ogni giorno. Oggi si tratta di quindi di proiettare questo ricordo verso il domani, senza dimenticare le tradizioni storiche culturali che legano questa gente con l'Italia, in un realtà che, se pensiamo ai sanguinosi giorni vissuti dalla ex Jugoslavia, venti anni fa ci sarebbe parsa impensabile: con la Slovenia non ci sono più confini e quel paese ha la presidenza dell'Eu. Una situazione che deve farci sperare che si possa risolvere anche la questione del Kossovo".

Europa unita cornice di civiltà e pace Quelle terribili vicende, ha ricordato Napolitano, hanno lasciato ferite profonde, oggi rimarginate per effetto del lungo tempo trascorso, ma soprattutto dell'entrata in campo dell'Europa unita quale comune cornice di civiltà e di pace. Una cornice da rafforzare, perché ancora pochi anni fa, quando sembrava impensabile, abbiamo avuto "conflitti sanguinosi" nei Balcani. Dobbiamo onorare e ricordare le vittime delle foibe, ha concluso. Il modo migliore per farlo è dimostrare di "aver appreso tutti la lezione della storia".