Napolitano «Ora silenzio e rispetto per i familiari»

RomaEluana Englaro muore mentre Giorgio Napolitano è nel salotto della Palazzina, seduto sul divano accanto alla moglie Clio, con la tv accesa, in attesa come tutte le famiglie italiane, che la cena sia pronta. E come in tutte le famiglie italiane, anche a quella del Quirinale la notizia arriva così, inattesa, dal telegiornale delle otto. Choc, sorpresa per la rapidità imprevista dell’epilogo, la voglia di fare qualcosa per smorzare i toni. Ma intanto dal piccolo schermo arrivano le grida di alcuni parlamentari del centrodestra, «assassini, è stata uccisa», e le parole di Maurizio Gasparri: «Peseranno le firme non messe».
Il capo dello Stato prende un taccuino e scrive una nota di suo pugno: «Dinanzi all’epilogo di una lunga e tragica vicenda, il silenzio che un naturale rispetto umano esige da tutti può lasciare spazio solo a un sentimento di profonda partecipazione al dolore dei familiari e di quanti sono stati vicini alla povera Eluana». Poi chiama i suoi collaboratori e le fa diffondere.
Poche parole, meditate e soppesate, per far capire a tutti la necessità di fare un passo indietro. Di fronte al dramma non è proprio il caso di aprire guerre etiche e di religione. Napolitano è «vicino» soprattutto alla famiglia, al papà Beppino, che ha creato il caso chiedendo di interrompere le cure alla ragazza in coma. Ma è vicino pure «a quanti sono stati accanto alla povera Eluana»: i medici che l’hanno accompagnata nell’ultimo tratto, le suore che l’hanno accudita e che si battevano contro la sua morte, i cittadini che, da una parte o dall’altra, sono stati toccati da questa vicenda.
Quanto alla politica, quella adesso può attendere. Il capo dello Stato si sente forse sotto assedio ma certo per ora non ha alcuna intenzione di replicare a chi lo accusa di non aver formato il decreto. «Nessun commento», questa infatti è la risposta dell’ufficio stampa, che rimanda a quanto Napolitano ha dichiarato sabato da Napoli. Cioè: «Nessuno ha il monopolio del dolore e della partecipazione con chi è alle soglie estreme della vita. Anche quando si devono prendere decisioni necessarie nell’esercizio delle proprie funzioni, io conto sulla comprensione dei cittadini».