Napolitano orgoglioso: "Più veloci della Spagna"

Il Quirinale difende l’iter delle consultazioni: non siamo i più lenti d’Europa. Gli ex capi dello Stato: ma c’è un problema costituzionale. Bastano 23 giorni per il <strong><a href="/a.pic1?ID=259969">governo con meno ministri della storia</a></strong>

Roma - Macché liturgie, ma quali bizantinismi. «Come avete visto - spiega Giorgio Napolitano - per la nascita del nuovo governo non ci sono state lungaggini, non abbiamo dovuto penare troppo. Sono state consultazioni semplici e rapide, per effetto anche della minor frammentazione delle forze politiche in Parlamento e per il risultato elettorale». Dunque presto e bene, dice il capo dello Stato: questo palazzo non è il porto delle nebbie, i nostri riti non sono solo inutile forma. «Lo dico perché certe volte si raccontano storie sul sistema istituzionale italiano che sarebbe farraginoso e lento come nessun altro al mondo o almeno in Europa».

E invece è falso. Falsissimo, insiste il presidente della Repubblica, perché siamo stati fulminei. Molto più rapidi, tanto per fare un esempio, della modernissima Spagna. «A Madrid si è votato il 9 marzo, la prima riunione del Parlamento si è tenuta il primo aprile, il primo ministro ha giurato di fronte al re il 9 aprile e i ministri hanno giurato il 14. Alla fine i tempi italiani risulteranno più brevi, anche se in Spagna c’è un bipolarismo stretto che ha portato alla formazione di un monocolore socialista».

Ventitré giorni, ecco quindi il record che Napolitano ostenta con orgoglio. Certo, ammette, l’esito elettorale ha aiutato. «C’è stata l’espressione di un voto netto e la formazione di una maggioranza chiara e ampia. Tutto ciò ha fatto sì che il capo della coalizione vincente abbia potuto mettersi subito al lavoro per la formazione della squadra di governo». Con Silvio Berlusconi poi, tutto bene. «C’è un rapporto di limpida collaborazione, come del resto prevede l’articolo 92 della Costituzione, nel rigoroso rispetto delle reciproche prerogative di ciascuno». Un lavoro comune che, fa notare il capo dello Stato, è iniziato subito, già prima dell’ufficialità delle consultazioni, con due incontri sul Colle. «Abbiamo avuto uno scambio preliminare informale di opinioni sul procedimento e sui criteri per la formazione del governo».

Due faccia a faccia che hanno permesso di smussare tutti gli angoli, di calibrare la compagine governativa e di accelerare al massimo la procedura. Il risultato si è visto: è la prima volta infatti che un premier convocato al Quirinale per avere l’incarico si può presentare con la lista dei ministri in tasca e leggerli un’ora dopo alla Loggia alla Vetrata, dopo gli ultimi ritocchi.

Consultazioni-sprint per un esito scontato. Pure troppo, secondo Francesco Cossiga, per il quale la nuova legge elettorale ha di fatto «amputato» il potere del capo dello Stato di scegliere il premier. «Noi abbiamo parlato del tempo - racconta - visto che il nome l’hanno già indicato gli elettori. C’è un problema costituzionale, visto che si tratta di un’elezione diretta surrettizia che limita molto le competenze del presidente. Che succede infatti in caso di dimissioni o di morte del capo del governo? Per carità, non mi riferisco a Berlusconi, che ha solo 70 anni e tanti figli. Però, nel caso bisognerebbe tornare a votare, il che è contrario al nostro dettato».
Perplesso pure Oscar Luigi Scalfaro: «Con l’attuale legge non esiste nessun deputato o senatore eletto dal popolo italiano. C’è un vulnus democratico perché la gente è tagliata fuori dalla elezioni e pure da questi dialoghi, che dovrebbero essere più trasparenti. Di tutta questa procedura c’è solo un punto vitale, il passaggio dal capo dello Stato».
Ma Napolitano difende il sistema: «Ha funzionato e si è visto».