Napolitano a Pechino: "Continuare con riforme, e rafforzare diritti umani"

Napolitano a Hu-Jintao, nel discorso alla Scuola centrale del Partito
Comunista Cinese: "La
Cina deve andare avanti  nel "cammino intrapreso" delle riforme politiche per rafforzare lo Stato di
diritto e il rispetto dei diritti umani"

Pechino - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita di Stato a Pechino, ha elogiato "gli enormi progressi" compiuti dalla Cina, un Paese che è stato "locomotiva dell’economia mondiale quando la grave crisi finanziaria del 2008 si è abbattuta sul mondo industrializzato". Parlando davanti al collega Hu Jintao, il capo dello Stato ha sottolineato tuttavia che i passi avanti "non si misurano solo nella sfera economica". Un accenno "soft" ma comunque diretto, quello di Napolitano, ai temi scottanti cui la Cina deve prestare attenzione.

Le riforme In un discorso alla Scuola centrale del Partito comunista cinese, Napolitano ha spiegato che "il cammino intrapreso dalla Cina sulla via della riforme politiche, del rafforzamento dello stato di diritto, del rispetto dei diritti umani, così come dell’apertura e liberalizzazione dei mercati, è di fondamentale importanza per un’armoniosa integrazione in un sistema internazionale aperto e per una piena sintonia con l’Europa". Napolitano, accompagnato dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è detto "profondamente convinto che sia nell’interesse cinese portare avanti, in piena autonomia, questo processo".

L'emozione del presidente Era visibilmente emozionato, Napolitano, nella "Sala Pechino" della Assemblea nazionale del popolo, quando ha avuto inizio il colloquio con Hu-Jintao. Lo ha ammesso lui stesso: "Non le nascondo, signor presidente la grande emozione che rappresenta per me essere qui in una di quelle che ritengo essere tra le missioni più importanti del mio mandato. L’emozione è dettata da quello che ha rappresentato per la mia generazione la Cina dal 1949 in poi". 

Successo e responsabilità "Con il successo crescono le responsabilità", ha aggiunto Napolitano esprimendo un concetto che richiama le posizioni del Premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo, il dissidente cinese da 11 anni in carcere. Napolitano lo ha detto senza fare alcun riferimento a Liu Xiaobo. Lo ha detto elencando gli straordinari successi di quello che, ha ricordato, "è stato il primo grande paese emergente ed è diventato la seconda potenza mondiale ed è membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite", e richiamando il ruolo "determinante" che "per dimensioni, peso commerciale, risorse strategiche, proiezione politica" la Cina ha per il mantenimento della pace e della sicurezza nel continente asiatico.

Multilateralismo Nel mondo sempre più interdipendente, nel quadro del multilateralismo, il successo della Cina e degli altri paesi emergenti, ha detto Napolitano, non si verifica a prezzo del nostro declino, "possiamo essere tutti vincitori in un mondo senza più compartimenti stagno, a condizione di mantenere le condizioni che sono stati la chiave del nostro come del vostro successo: stabilità, sicurezza, legalità internazionale, rispetto dei diritti fondamentali. Dobbiamo sfuggire alla tentazione di pensare che la forza fa la legge".

Il caso Liu Xiaobo Napolitano ha definito stravagante la richiesta dei 15 premi Nobel per la Pace di sottoporre la questione di Liu Xiaobo, il neolaureato premio cinese, all’attenzione del G20 a Seul. "Sono venuto per una visita di Stato da lungo tempo programmata e portatore di un messaggio che guarda avanti", ha detto Napolitano ai giornalisti. "Francamente non avrei fatto un viaggio in Cina in visita di Stato per puntare il dito sulla questione specifica, anche se ha avuto molta risonanza e una risonanza drammatica di una parte dell’opinione pubblica internazionale". Napolitano ha detto di essere in Cina per porre "questioni di grande prospettiva", che riguardano il ruolo della Cina nel mondo, i rapporti fra Europa e Cina e le sfide delle istituzioni internazionali. "Naturalmente in questo ambito non ho mancato di richiamare quello che la stessa dirigenza cinese riconosce, non fa mistero, problemi da affrontare".