Napolitano: «Presidente di tutti» Ma fa i complimenti solo a Prodi

Intervista del capo dello Stato a L’Express: «Governo fragile, ma può riuscire». Forza Italia: una gaffe

Massimiliano Scafi

da Roma

Principe rosso, questo sì: «Forse è un modo di sottolineare che ho un certo stile. Un amico spagnolo un giorno mi ha definito Cardinale rosso. Vede, ancora quel colore». Ma comunista no: «Di fatto, trent’anni fa, ero già un socialdemocratico». Magari, ex? «Capisco che mi si presenti così, ma non è stato essenziale nella percezione della mia candidatura». Comunque sia, adesso Giorgio Napolitano è sul Colle dove resterà sette anni con un compito ben preciso: «Far rilassare l’Italia, favorire il disgelo, superare una concezione accanita del bipolarismo e del principio maggioritario». Insomma, come racconta ai francesi dell’Express, il Paese deve cambiare «clima», passando dall’«odio» al «confronto». Quanto a Romano Prodi, nonostante la «fragilità» della maggioranza, «ha le capacità di unire» e «buone possibilità di riuscire». Questa frase provoca reazioni a malumori vari nel centrodestra. «Parte male», commentano da Forza Italia.
Ma Napolitano vuole essere il presidente di tutti. «Da 15 anni - racconta - non partecipo alla vita di qualsivoglia partito. Nel 1992 sono stato nominato presidente della Camera. Successivamente, come ministro dell’Interno del governo Prodi, è stata mia costante preoccupazione avere un dialogo costante con l’opposizione, in particolare sui temi che richiedevano la più ampia convergenza possibile». Ora è capo dello Stato: «Mi rincresce di non avere avuto l’appoggio dell’opposizione per essere eletto da una maggioranza più ampia. Credo che ciò sia stato conseguenza di una campagna elettorale molto aspra. Silvio Berlusconi non ha contestato la qualità della mia candidatura, ma mi ha fatto capire che non avrebbe potuto sostenerla di fronte al suo elettorato».
Resta il fatto storico, la novità assoluta di un ex comunista salito fin sul Colle. Ma il pericoloso rosso, dice il presidente, è «un argomento di un’altra epoca, oggi la maggior parte delle persone non giudica con diffidenza l’elezione di un ex dirigente del Pci come me». Uno, precisa, «socialdemocratico da trent’anni» e quindi con le carte in regola: «E soprattutto ho fatto del mio meglio per favorire l’evoluzione del Pci affinché si trasformasse in un partito dell’Internazionale socialista. Ho incontrato molte difficoltà che però non mi hanno impedito di continuare su quella via».
E ora, dalla prospettiva del Quirinale, spiega come il Paese può uscire dalla secche. «L’Italia deve e può superare le sue divisioni fondandosi sui suoi valori costituzionali». C’è bisogno, aggiunge, di ritoccare qualcosa: «Il bipolarismo è stato concepito come un sistema nel quale chi ha la maggioranza è onnipotente. Ciò significa la guerra totale, l’incomunicabilità assoluta, nessun impegno comune: «Ora, a mio avviso, il principio maggioritario non è la dittatura della maggioranza». Esiste «un’altra concezione, più civile, di rispetto tra le coalizioni avverse».
Insomma, «il clima deve cambiare, nelle Camere e nel Paese». Napolitano per nove anni è mancato dal Parlamento. «Al mio ritorno nel 2005 da senatore a vita sono stato molto impressionato dal cambiamento, non era più il posto dove avevo lavorato per 38 anni, nessuno ascoltava l’altro. Un vero dialogo tra sordi. La maggioranza mancava di spirito di apertura, l’opposizione non voleva sentire nulla. Mai abbiamo avuto un tale clima di scontro, a tratti con odio. Anche il Paese ne ha risentito. Il mio obbiettivo è favorire il disgelo, fare in modo che ci si parli, ci si ascolti, che si contrapponga in modo corretto e ragionevole». Parla quasi da vecchio saggio: «Anche se pensavo di essere troppo anziano per un simile ruolo, vedendo la divisione del Paese e il fatto che si sia capita meglio la mia candidatura invece di quella di qualcuno più giovane e più politico, non potevo rifiutare». D’Alema si metta quindi il cuore in pace.
E se su Berlusconi non vuole dare giudizi», su Prodi si sbilancia di più. Ha, dice, una coalizione «fragile», ma «una delle sue qualità è la pazienza e capacità di unire, ha buone possibilità di riuscire». Parole che non piacciono alla Cdl. Forza Italia parla di «gaffe», «errore», «infortunio». Il Cavaliere glissa: «Mi unisco all’auspicio che maggioritario non sia dittatura della maggioranza». E Casini: «Il capo dello Stato ha sempre ragione, non polemizzerò mai con lui».