Napolitano promulga il lodo Alfano Il premier: "Non sarò più perseguitato"

Dopo l'approvazione del Lodo Alfano Berlusconi ringrazia i senatori: "Da quando sono in politica ho dovuto affrontare 2.502 udienze. E non è giusto che i giudici si giudichino da soli". Sul nodo Alitalia: "La soluzione è vicina ma serviranno sacrifici: bisogna per forza ridurre il personale"

Roma - Il Lodo Alfano è «assolutamente giusto». Grazie, cari senatori. Anche perché «ora il sabato potrò lavorare tranquillamente e non stare con i miei avvocati... ». Silvio Berlusconi usa anche l’ironia per commentare il via libera di martedì a Palazzo Madama. E incontrando i parlamentari del Pdl, proprio al Senato, li ringrazia di persona. «Non vorrei parlare dei magistrati - sottolinea il premier, secondo quanto viene riferito da alcuni presenti - ma mi avete liberato... ». Adesso, aggiunge il Cavaliere, facendosi più serioso, «non verrò più perseguitato», visto che «da quando sono sceso in politica ho dovuto far fronte a 2.502 udienze». E «non è giusto che i giudici giudichino se stessi». Ma è questione di un attimo, il sorriso torna presto. «Così facendo - scherza - avete licenziato Ghedini e i suoi collaboratori».

Ma non solo di giustizia vive la giornata del premier, incentrata invece sulla «road map» sulle riforme. Una per ogni mese, indica l’agenda concordata con gli alleati. A novembre la nuova legge elettorale per le europee. A dicembre il federalismo fiscale. A gennaio la revisione costituzionale. Di pari passo, il cammino della giustizia. Così, a pochi giorni dal congedo, Berlusconi indica il cammino da seguire in autunno. E poco dopo mezzogiorno, quando a palazzo Grazioli fanno il loro ingresso Umberto Bossi e Roberto Calderoli, il calendario prende forma.

«È andato tutto bene, riforme istituzionali e giustizia andranno avanti insieme», riferisce dopo il vertice il ministro per la Semplificazione. Un faccia a faccia «distensivo», quindi, tra Carroccio e Cavaliere, pronto anche a sdrammatizzare, en passant, sulle recenti polemiche sul gestaccio all’Inno di Mameli del Senatur. Tanto da chiedergli, scherzando: «Mi fai vedere come hai fatto?».
Niente strappi, dunque, ma percorso condiviso, all’interno della maggioranza, grazie anche all’ok del «reggente» di An, Ignazio La Russa, assicurato nel pre vertice di martedì con Calderoli e Giulio Tremonti. E così, tra un saluto e l’altro, il premier dà il via libera all’agenda, fitta d’impegni, che vede al primo punto la modifica della legge elettorale per le elezioni europee, da approvare entro novembre, forse già all’esame del Cdm prima del «rompete le righe». In materia, però, il Cavaliere vorrebbe la soglia di sbarramento al 5% e le liste bloccate, mentre Calderoli sta lavorando su un’ipotesi che prevede un solo voto di preferenza e soglia al 4%. Un’opzione, quest’ultima, che al Pdl, avrebbe ribadito Berlusconi in serata, «non va bene».

Fissate le varie scadenze autunnali, a ora di pranzo breve puntata a palazzo Giustiani, dal presidente del Senato, Renato Schifani, con cui Berlusconi si confronta sulla «situazione parlamentare e politica». A seguire, rapido consulto con il ministro dell’Economia - accompagnato nell’occasione dal direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli - sulla Finanziaria, che settimana prossima giungerà a Palazzo Madama per l’approvazione definitiva.

Intanto, secondo quanto riferito da alcuni senatori del Pdl, Berlusconi affronta in serata pure la questione Alitalia. La soluzione «è vicina», ma «serviranno sacrifici, dovremo discuterne con i sindacati, ma il governo farà la sua parte», spiega, aggiungendo che «ormai siamo pronti e sicuramente ci sarà una nuova Alitalia». Poi annuncia che dal 1° settembre, aziende esterne inizieranno un monitoraggio per verificare, con una sorta di due diligence, la reale efficienza e il funzionamento dei ministeri. Spiega che il federalismo non punirà il Sud. E sul dialogo con l’opposizione, ribadisce: «Non me ne faccio un cruccio, perché se c’è va bene, altrimenti andremo avanti». Infine, un occhio ai sondaggi, dai quali registra un gradimento personale del 62,5%, a fronte del 59,9% dell’intero governo. Un motivo d’orgoglio, tanto da chiudere con una battuta: «Non ha precedenti in nessun governo italiano, del mondo e, neppure, in altri pianeti».