Napolitano punta al governo a tempo guidato da Amato

Il ministro dell'Interno dovrebbe restare a Palazzo Chigi per un paio di mesi, il tempo necessario a riformare il sistema elettorale. Ma oggi Berlusconi ribadirà: subito alle urne

Roma - E al quarto giorno spuntò Giuliano Amato. Pancia a terra, profilo basso, anzi sottile, zero dichiarazioni, il ministro dell’Interno è dunque sceso in pista senza clamore. È questa la carta che Giorgio Napolitano potrebbe gettare sul tavolo della crisi, è lui la «personalità di alto livello» e di caratteristiche bipartisan che potrebbe ricevere, se ci saranno i margini, l’incarico per formare un governo per la riforma elettorale e togliere definitivamente di mezzo Romano Prodi.

Amato avrebbe un programma minimo, uno-due punti appena, ma un mandato pieno. Dovrebbe cioè, senza passare per altre consultazioni, cercare una maggioranza su un progetto di cambiamento del sistema di voto e farsi probabilmente bocciare alle Camere, insediandosi però a Palazzo Chigi per un paio di mesi sulla poltrona del Professore e gestendo al posto suo le elezioni a fine primavera e soprattutto la prossima raffica di nomine in maniera verosimilmente concordata tra i due poli.

Un governino «di scopo», che nascerebbe già un po’ sifolino, che in qualche modo potrebbe somigliare al «governo di pacificazione» invocato da Casini nel suo incontro con il capo dello Stato e che potrebbe piacere al vasto partito del «non voto subito» che da diversi giorni si sta agitando per evitare le urne e che nelle ultime ore sembra aver ripiegato su un obbiettivo meno difficile, il governo del «non Prodi». Tra gli animatori di questa magmatica formazione ci sono il leader di Confindustria Luca di Montezemolo, per il quale unanuova legge elettorale «è la nostra richiesta disperata», i sindacati, Confcommercio, i vescovi e ovviamente ampi settori del centrosinistra. C’è un precedente illustre, il breve governo elettorale di Amintore Fanfani, messo in piedi nel 1987 per sfrattare Bettino Craxi da Palazzo Chigi e organizzare ilG7 di Venezia. Eci sono due forti controindicazioni. La prima è la voglia di Amato di imbarcarsi davvero in questa avventura, la seconda è l’intenzione dichiarata di Silvio Berlusconi di tornare al voto il prima possibile.

Completamente diversa l’altra soluzione sul tappeto, un mandato esplorativo da affidare a Franco Marini. Il presidente del Senato, se incaricato, dovrebbe contattare le forze politiche per verificare quali e quanti spiragli rimangono per un’intesa sulla riforma elettorale. Mase la missione fallisse, non avrebbe altra scelta che restituire la palla. In questo caso Romano Prodi rimarrebbe al suo posto. Impensabile infatti che un esploratore si trasformi così, strada facendo, in un presidente dotato di incarico pieno. In questo quadro confuso l’unica cosa che appare certa è l’intenzione di Napolitano di provarci ancora. «Da quello che emerso finora nelle consultazioni - dicono sul Colle - non è venuta fuori nessuna maggioranza netta. Difficile dire se sono più quelli che vogliono andare a votare subito o quelli che chiedono un governo per le riforme». Da qui la necessità di un supplemento d’indagine anche dopo le audizioni alla Vetrata di Forza Italia e Partito democratico, previste per oggi.

Chi lo ha incontrato ieri mattina racconta di un presidente preoccupato per le tante emergenze aperte nel Paese, «impegnato nel tentativo di valutare le possibilità di un gabinetto di salute pubblica ma anche «ben conscio» delle posizioni espresse dai partiti, che «rispetterà ». Cercare una maggioranza, ha spiegato ai leader consultati, «è un mio diritto- dovere» imposto dalla Costituzione. E tutti i rappresentanti del centrodestra finora ascoltati, Udc, Lega e An, hanno definito «legittima» questa prerogativa.

Ma certo, vista dal Quirinale, la strada si è fatta più stretta. Molto, o quasi tutto, dipenderà dal colloquio di oggi in cui il Cavaliere ribadirà che l’unica via è il voto immediato: riuscirà il Presidente a far stringere subito un patto di ferro Fi-Pd? Nell’attesa Napolitano cerca di smorzare le tensioni, evitando di far sue le proteste che si sono sollevate a sinistra sulla chiamata alla piazza fatta da Berlusconi. In Italia, spiega il capo dello Stato, «le manifestazioni non sono certo vietate». Oggi quindi le ultime consultazioni. Poi Napolitano si prenderà una notte di riflessione. Domani o dopodomani la scelta.