Napolitano richiama il governo: «Serve rigore sull’immigrazione»

Fini: «Vogliamo realizzare qualcosa di grande, gettando anche in Europa le basi del nostro progetto»

da Roma

Fermezza, «regole», anche «rigore» contro gli ingressi illegali dei clandestini. Quelli legali invece vanno semplificati perché, avverte Giorgio Napolitano, gli immigrati «sono una risorsa». Il ministro Paolo Ferrero annuncia per gennaio una nuova legge «che non produca più clandestinità come la Bossi-Fini». Gianfranco Fini si «preoccupa moltissimo». Il Vaticano chiede di agevolare i ricongiungimenti familiari come «fattore di stabilità e di integrazione». E in questo quadro, il capo dello Stato cerca una sintesi tra esigenze di sicurezza e solidarietà. Apertura dunque nei confronti di chi cerca un futuro migliore, durezza contro gli speculatori e i negrieri del Duemila. La cosa importante, dice, è evitare i «flussi incontrollati», che comportano «gravissimi rischi» e il «traffico di vite umane».
Per Napolitano «gli immigrati non devono più avere paura di vivere in condizioni irregolari e sopportare le conseguenze dell’emarginazione che a questa irregolarità si associa». Tra i «gravissimi» pericoli, il presidente cita i casi di «bambini e adulti ridotti a lavorare in condizioni estreme ed umilianti, giovani donne costrette a prostituirsi, persone contrabbandate come merce di nessun valore e talora costrette a subire vere e proprie forme di schiavitù».
L’Italia non può stare a guardare. «Non dobbiamo abituarci a tollerare le morti strazianti che uomini, donne e bambini trovano sulle vie di fuga da guerre, conflitti interni, da situazioni di povertà e carestia». Anzi, aggiunge, «dobbiamo impegnarci tutti affinché le tante tragedie che ancora accadono nei nostri mari e nei deserti dell’Africa non avvengano più». Da qui la necessità di «dare certezze al percorso migratorio», che non significa soltanto aprire le frontiere. Servono invece, insiste Napolitano, autore una decina d’anni fa della prima legge sul controllo dei flussi, «regole che tutti devono rispettare per far rientrare nella normalità un fenomeno che ormai contrassegna questo secolo». Conclusione: «La strada dell’integrazione è ancora lunga e difficile e va affrontata con coerenza e rigore». È necessario che «gli ingressi avvengano in maniera regolare».
Un richiamo analogo arriva dalla Santa Sede. Secondo monsignor Silvano Tomasi, osservatore permanente del Vaticano presso l’ufficio Onu di Ginevra, «non si possono tenere a bada i flussi senza tenere in considerazione le persone». Occorre, insiste, «mettere in primo piano» i ricongiungimenti perché la famiglia «è un elemento di stabilità e di integrazione nel nuovo contesto sociale». Parole simili erano già al centro del recente messaggio di Benedetto XVI: «La Chiesa incoraggia la ratifica degli strumenti legali tesi a difendere i diritti dei migranti e delle loro famiglie».
Intanto a Bologna, dopo essere stato contestato da un gruppo di disobbedienti, Ferrero annuncia che il governo chiuderà i centri di permanenza temporanea e cambierà la legge. Quella attuale, sostiene, è troppo dura. «Serve un meccanismo più flessibile e fatto di liste e corsi di formazione nei Paesi d’origine, con sponsor istituzionali e individuali per la concessioni di permessi di soggiorno temporanei per la ricerca di lavoro». Un altro punto riguarda un «incontro regolare fra domanda e offerta». «Non una sanatoria - spiega il ministro - ma un provvedimento più limitato su iniziativa dei datori di lavoro». In sostanza, «a chi è disponibile a dire che ha un immigrato che lavora clandestinamente ed è disposto ad assumerlo, lo Stato è pronto a dare il permesso di soggiorno». Le prime beneficiarie saranno le tante badanti clandestine.
Ma per Fini non c’è bisogno di toccare nulla: «Il ricongiungimento familiare è già previsto come diritto tutelato». E il leghista Dario Galli attacca Napolitano: «È il comunista di sempre».