«Napolitano rinneghi la sala in Senato per Giuliani»

(...) al no global che, come hanno scritto i deputati «perse la vita a Genova nel luglio del 2001 mentre tentava di linciare, insieme ad un gruppo di violenti facinorosi mascherati e armati di spranghe, giovani carabinieri di leva, già feriti durante l'aggressione». Nella lettera i parlamentari ricordano al Presidente che in primavera toccherà a lui «dover consegnare le medaglie d'oro alle vedove ed agli orfani di esponenti delle Forze dell'ordine che hanno perso la vita nell'adempimento del loro dovere in difesa delle Istituzioni e della libertà di tutti i cittadini». I parlamentari chiedono al capo dello Stato «se non rilevi una stridente contraddizione fra le parole che vengono pronunciate in quelle solenni cerimonie con la contestuale presenza nella prestigiosa sede del Senato della Repubblica di una sala intitolata a Carlo Giuliani, per di più con l'avallo di un gruppo parlamentare». Infine, nella consapevolezza degli ambiti di competenza dei Presidenti delle massime Istituzioni della Repubblica, in ordine alla possibilità di far revocare quanto deliberato dal gruppo di Rifondazione Comunista, chiedono almeno al Comandante delle Forze Armate di prendere le distanze da quello che definiscono una incredibile decisione. Firmatari, oltre Giovanardi, sono: Emerenzio Barbieri, Luciano Ciocchetti, Fabio Garagnani, Ferdinando Adornato, Giuseppe Cossiga, Maurizio Gasparri, Francesco Bosi, Filippo Ascierto, Carmine Santo Patarino.
E l’iniziativa dei parlamentari raccoglie i primi consensi. La segreteria generale del Sap, il principale sindacato autonomo della polizia, manifesta infatti la propria adesione sul contenuto della lettera inviata dall'onorevole Carlo Giovanardi e da altri deputati al Presidente della Repubblica. «Già nei giorni scorsi avevamo espresso il nostro rammarico per una decisione che offende le istituzioni, le forze dell'ordine e il buon senso», afferma il segretario generale del Sap, Filippo Saltamartini. Il Sap ha anche annunciato una serie di iniziative di protesta. Mentre i colleghi del Coisp, un altro sindacato di polizia, con il segretario generale Franco Maccari, precisano che «quella sala del Senato appartiene a tutti gli italiani e non solo a Rifondazione Comunista. Ci batteremo con tutte le nostre forze contro questo scempio». Sulla vicenda interviene anche l’onorevole leghista Paolo Grimoldi, coordinatore del Movimento giovani padani, che accusa il gruppo di Rifondazione comunista al Senato di aver superato i «limiti della decenza». Grimoldi sostiene che «in un'operazione revisionista si cerca di mischiare le ragioni delle forze dell'ordine con i crimini commessi da alcuni manifestanti» e suggerisce ai senatori del Prc «di chiedere l'intitolazione di una cella di un carcere: sicuramente è il luogo più appropriato» per Giuliani. Ma lo scontro politico sembra solo all’inizio. «L'intitolazione di un luogo delle istituzioni a Giuliani non può passare per un gesto pacificatore - aggiunge Beatrice Lorenzin, coordinatore dei giovani di Forza Italia -, ma appare come una provocazione inutile e gratuita che non fa altro che sembrare una legittimazione dell'uso della violenza per l'affermazione delle proprie idee».
Intanto Heidi Giuliani, la mamma di Carlo, neosenatrice, firma subito una richiesta di chiarimenti in favore degli Hezbollah palestinesi. Insieme ad altri colleghi incalza: «La notizia secondo la quale le regole d'ingaggio dell' Unifil sarebbero state “rafforzate” sino al punto di permettere ai caschi blu di intervenire in prima persona contro gli Hezbollah, al fine di disarmarli, è una notizia inquietante».