Napolitano scioglierà le Camere Alle urne entro la metà di aprile

Il Capo dello Stato ha incontrato i presidenti di Camera e Senato. Mercoledì convocherà il presidente del Consiglio per la controfirma del decreto di scioglimento della legislatura. Toccherà poi al governo fissare la data del voto. Il referendum slitta di un anno

Roma - Domani il Capo dello Stato scioglierà le Camere. Come previsto dalla Costituzione convocherà il presidente del Consiglio per la controfirma del decreto. Finirà così, dopo neanche due anni, la XV legislatura, la più breve della storia della Repubblica. Fallito il tentativo, affidato a Franco Marini, di trovare un accordo in extremis per un governo "ponte" per cambiare la legge elettorale e traghettare il paese alle elezioni, non restava altra strada che affidare subito la parola agli elettori. E così sarà. Oggi Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale i presidenti del Senato e della Camera: l'articolo 88 della Costituzione, infatti, prevede una procedura rigorosa per porre fine alla legislatura. A decidere il ricorso anticipato alle urne è il presidente della Repubblica ma solo dopo aver sentito i presidenti dei due rami del parlamento che sono anche la seconda e la terza carica dello Stato. Prima Franco Marini poi Fausto Bertinotti sono saliti al Colle, trattenendosi mezz'ora ciascuno. Uscendo dal Quirinale non hanno rilasciato dichiarazioni. Difficile, quasi im possibile che Napolitano affidi a qualcuno un nuovo mandato esplorativo per tentare di formare un governo. Quasi scontato il ritorno alle urne per gli italiani. Dopo la fine ufficiale della legislatura toccherà al Consiglio dei ministri fissare la data delle elezioni.

Ingorgo istituzionale Firmando domani il decreto di scioglimento delle Camere i settanta giorni previsti dalla Costituzione come periodo entro il quale devono tenersi le elezioni scadrebbero mercoledì 16 aprile. La prima riunione delle nuove Camere sarebbe per fine aprile, inizio maggio. In Italia si vota di solito di domenica e lunedì mattina quindi domenica 6 e 13 aprile sono ritenute le date più probabili. Palazzo Chigi avrebbe pensato alla possibilità di abbinare il voto politico a quello amministrativo per un "election day" il 13 aprile. Fra il 15 aprile e il 15 giugno è previsto il voto in due Regioni, 13 Province e 539 Comuni. A queste consultazioni già fissate per scadenza della legislatura, si è aggiunto il voto in Sicilia, dopo le dimissioni il 26 gennaio scorso del governatore Salvatore Cuffaro. Molti sindaci e governatori, per esempio il sindaco di Roma Walter Veltroni e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni sono intenzionati a presentarsi alle elezioni politiche, con conseguente scioglimento dei consigli, e relative nuove elezioni.

Referendum Il referendum sulla legge elettorale è stato indetto per il 18 maggio. È quanto ha deciso il Consiglio dei ministri. Ma la consultazione popolare slitterà giocoforza al 2009. Spetterà al governo che si formerà dopo le elezioni politiche approvare un provvedimento ad hoc con la nuova data del referendum. Da parte del governo in carica indire intanto il referendum per una data precisa è stato un atto dovuto per evitare che, a causa di un "buco interpretativo" lasciato dalla legge, si potesse chiedere al nuovo governo di indire comunque il referendum entro il 15 giugno di quest’anno.