Napolitano: «Serve rispetto tra politica e magistratura»

«Vanno pesate le parole sui giudici, le toghe abbiano il senso del limite»

nostro inviato a New York

E l'inchiesta di Napoli sul Cavaliere? E il nuovo duello politici-magistrati? Giorgio Napolitano sta per lasciare il consolato, ha già quasi un piede fuori dall'America, quando una domanda lo costringe ad affrontare il caso che da tre giorni infiamma la scena politica e rischia di far saltare il dialogo sulle riforme. All'inizio il capo dello Stato sembra confezionare una risposta equidistante: «Un duello... Serve il rispetto reciproco». Poi però cambia mira: «Bisogna pesare le parole che si dicono».
Dunque, secondo il Presidente, Silvio Berlusconi ha sbagliato a parlare di toghe rosse. Se infatti, spiega, «è essenziale che ci sia il rispetto tra le istituzioni politiche, le rappresentanze parlamentari e le istituzioni giudiziarie», bisogna anche «astenersi dalle delegittimazioni». Da una parte, insiste «occorre ben pesare le parole che si dicono sulla magistratura, sulle tendenze di una parte di essa, sui singoli magistrati o singole Procure, evitando giudizi che possano apparire una delegittimazione della magistratura». Dall'altra, anche alle toghe è richiesta misura, neutralità e lontananza dai giochi politici. «La magistratura - dice ancora Napolitano - deve avere il senso del limite, deve soprattutto rispettare quelle regole che servono innanzitutto a garantire l'autonomia e l'autorevolezza del magistrato». No quindi ai giudici protagonisti. No pure a verbale selvaggio. «Ho parlato più volte - incalza il capo dello Stato - della necessità di fare molta attenzione, anche da parte della stampa, nell'utilizzo di atti coperti dal segreto d'indagine».
Allora forse ha ragione il New York Times, che in un lungo articolo si chiede se il nostro sia un Paese in preda alla depressione, o il Wall Street Journal, che vede addirittura un ritorno del terrorismo in Italia. Napolitano non è d'accordo e definisce le analisi «superficiali». Anzi parla di «pura idiozia» per la denuncia del NYT sul fatto che «tutti i deputati italiani hanno l’auto blu». Ammette i problemi, «l'incertezza e la preoccupazione sono giustificate», riconosce «debito pubblico, crescita insoddisfacente e interessi costituiti che frenano le liberalizzazioni», ma attacca l'antipolitica qualunquista alla Grillo. Non è tutto da buttare, insiste. Anzi, il capo dello Stato invita gli americani a investire nell'Italia. «Scommettete sull'Italia, ha uno spirito animale», come diceva Keynes.
Insomma, sempre per rispondere agli americani, «il nostro non è un comunismo al cappuccino» ma una democrazia affetta da un blocco istituzionale. Ecco, è da qui, dalle riforme che per Napolitano bisogna partire. «Cambiare la legge elettorale è necessario per evitare indecisioni, litigi e poca trasparenza e la frammentazione partitica. Bisogna modificare la Costituzione e superare il bicameralismo perfetto». Intanto Palazzo Chigi ha disatteso le sue raccomandazioni, mettendo sulla Finanziaria tre maxiemendamenti e altri otto voti di fiducia. «Lo chiedete a me o al governo? Commenterò alla fine, comunque come la penso l'ho detto già l'anno scorso».