Napolitano: «Serve uno sforzo civile collettivo per un secondo Risorgimento»

Messaggio del capo dello Stato al sindaco di Caserta per l'apertura di una mostra sulla battaglia del Volturno tra garibaldini e borbonici: «I valori dell'unità d'Italia sono validi ancora oggi»

Riappropriamoci della storia. Facciamo nostri «i valori di impegno civile, disinteresse e coraggio che animarono il Risorgimento». Centocinquant'anni dopo l'unità d'Italia, impegniamoci in «uno sforzo collettivo» per «identificarci in quegli ideali che, secondo Giorgo Napolitano, «sono profondamente validi anche oggi».
Questo è quanto sottolinea il presidente della Repubblica in una lettera al sindaco di Caserta, Nicodemo Petteruti, un messaggio in cui rivolge un «caloroso saluto» a tutti i cittadini di Caserta, Santa Maria Capua Vetere, Capua, Sant'Angelo in Formis, San Leucio, Castelmorrone, Maddaloni, in occasione della celebrazione dei 150 anni dalla «grande battaglia difensiva dell'esercito garibaldino» sul Volturno, la quale «con la vittoria di Garibaldi, pose le basi dell'unificazione nazionale».
Secondo il capo dello Stato la vittoria delle camicie rosse sul Volturno fu «una battaglia la cui importanza storica, davvero eccezionale, non è stata negli anni sufficientemente sottolineata». Perciò adesso si compiace «per l'iniziativa della presidenza del Consiglio e di molteplici enti di realizzare questa significativa mostra "Volturno 1860 - L'ultima battaglia dei Mille", di cui ho apprezzato in particolar modo la funzione didattica e la destinazione specifica verso gli studenti». Napolitano spera che tutte le scuole delle aree interessate e molti altri la possano visitare nelle prossime settimane. «Quella battaglia - ricorda - merita di essere raccontata in primo luogo, per i suoi protagonisti: i volontari. Oltre 20 mila ragazzi venuti da tutta l'Italia che accorsero in sei missioni successive al richiamo della straordinaria impresa del generale Garibaldi. Quei ragazzi, studenti, intellettuali, medici, artigiani, operai si trovarono sul Volturno, all'alba del primo ottobre 1860. Decine di migliaia furono i volontari che composero l'esercito meridionale cui sul Volturno toccò dare la prova più difficile».
Ma non solo. Quella storia che merita di essere raccontata anche «per l'eccezionale capacità di guida e di personale esposizione al pericolo del comandante, Giuseppe Garibaldi, e dei suoi collaboratori». E infine pure per quello che ha significato: «Uno scontro tra italiani, anche se finalizzato a un obbiettivo di libertà e indipendenza nazionale che avrebbe dovuto unirli tutti».