Napolitano sgrida il premier Prodi e attacca: poche leggi, troppi decreti

Il capo dello Stato interviene nel dibattito sul ruolo del Parlamento: &quot;Occorre maggiore attenzione nel valutare alcuni emendamenti. Va garantita la funzionalità del Parlamento, rispetti le regole&quot;. E' polemica dopo lo schiaffo del presidente della Camera Bertinotti al premier: <a href="/a.pic1?ID=178910"><strong>&quot;Ha scarsa dimestichezza con le aule parlamentari&quot;</strong></a>

da Roma

Un Parlamento sterile, immobile, ingolfato, con seri problemi di «funzionalità». Poche le leggi prodotte: «Bisogna intensificare l’attività». Troppi invece i decreti e i voti di fiducia: «È indispensabile - scrive Giorgio Napolitano ai due presidenti delle Camere - garantire in tutte le fasi il rispetto dei limiti posti dall’articolo 77 della Costituzione all’utilizzazione di una fonte normativa connotata da evidenti caratteristiche di straordinarietà». Ma soprattutto, spiega il capo dello Stato, sono troppi i testi-omnibus, le lenzuolate, i panini farciti dove dentro c’è proprio di tutto. Se vogliamo «un corretto uso della funzione legislativa» occorre tagliare, sveltire: «Servono norme chiare sull’emendabilità dei decreti».
La questione era «da tempo ben presente» al Quirinale. Napolitano ne aveva già parlato il 24 aprile con i due presidenti delle Camere e successivamente con il premier e alcuni ministri. Nelle ultime ore ha avuto contatti anche con altri esponenti del governo, della maggioranza e dell’opposizione, tra cui Casini e Pisanu. La coincidenza temporale con il duro scambio tra Prodi e Bertinotti non è dunque solo un caso: il capo dello Stato aveva il colpo in canna ed era in attesa dell’occasione giusta per spararlo. Però, per carità, nessuna polemica e nessuna voglia di mettersi in mezzo al dibattito politico, precisano dal Colle, soltanto un invito alla «concretezza nell’affrontare i problemi». La cosa che sta a cuore a Napolitano è «l’adozione di criteri rigorosi» per evitare «sostanziali modificazioni del contenuto dei decreti legge» perché, come scrive a Marini e Bertinotti, bisogna che «i limiti posti dalla Costituzione siano rispettati in tutte le fasi del provvedimento». Proprio in questi giorni il tormentato esame del testo sul risanamento del deficit sanitario, modificato in corso d’opera, aveva richiamato l’attenzione del presidente. Basta con i decreti infiniti: lo strumento è delicato, «incide sui rapporti maggioranza-opposizione» perché può allungare la vita di un governo e ostacolare l’iter delle leggi ordinarie. Va maneggiato con cura.
Il tono della nota è gelidamente ufficiale. Napolitano, dopo aver ricordato il suo lavoro di persuasione e le sue raccomandazioni negli incontri istituzionali, sente stavolta il bisogno di mettere tutto nero su bianco. Al governo chiede di non fare un uso eccessivo dei decreti e di non forzare i criteri di necessità e urgenza. A Marini e Bertinotti chiede di sbrigarsi ad «armonizzare i regolamenti» e di chiudere in fretta i lavori. A tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, di dare un mano per far funzionare il Parlamento.