Napolitano sgrida tutti: contro la crisi scelte di lungo periodo

nostro inviato a Rimini

Un corteggiamento lungo due anni, le insistenze garbate ma ripetute indirizzate verso il Colle, l’attenta costruzione di un evento bipartisan, con la simmetrica presenza di Maurizio Lupi ed Enrico Letta. E alla fine la presenza del Capo dello Stato nella giornata inaugurale del Meeting diventa realtà.
L’accoglienza è di quelle delle grandi occasioni. Dopo il bagno di folla mattutino in Piazza Tre Martiri, il Capo dello Stato arriva alla Fiera Nuova e incassa la standing ovation del popolo ciellino. Un abbraccio che non stempera la verve polemica del Capo dello Stato che assesta fendenti istituzionali sia al governo che all’opposizione che al sindacato. Ma anche a quei cittadini italiani poco inclini a pagare le tasse.
Un invito a un «esame di coscienza collettivo» che il presidente ricollega alle celebrazioni del Centocinquantesimo, invitando tutti a un ulteriore scatto in avanti. La prima stoccata è per la maggioranza. «Dominata dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato, anche attraverso semplificazioni propagandistiche e comparazioni consolatorie su scala europea», la maggioranza ha «esitato a riconoscere la criticità della nostra situazione e la gravità effettiva delle questioni».
Ma l’opposizione non è esente dalla critica del Capo dello Stato: «È possibile che ogni criticità della condizione attuale del Paese sia ricondotta a omissione e colpe del governo, della sua guida e della coalizione su cui si regge?». «Lungo questa strada non si poteva andare e non si è andati molto lontano», conclude la sua analisi il presidente della Repubblica.
L’ultima puntura di spillo è per le «parti sociali» chiamate a «superare alcuni limiti nel senso di proiettarsi pienamente oltre approcci legati a pur legittimi interessi settoriali. Bisogna portarsi tutti all’altezza dei problemi da sciogliere e delle scelte da operare. Scelte non di breve termine e corto respiro ma di medio e lungo periodo». L’invito è dunque quello a ripartire, mettendo da parte i timori, perché, dice citando Roosevelt, «l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa». Di fronte alle difficoltà «bisogna parlare il linguaggio della verità. Perché non provoca pessimismo», ma «sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza», aggiunge Napolitano riferendosi alla crisi economica che stiamo attraversando. «In Italia in questi tre anni abbiamo parlato il linguaggio della verità? Lo abbiamo fatto tutti noi che abbiamo responsabilità nelle istituzioni, nella società, nelle famiglie, nei rapporti con le giovani generazioni? Dare fiducia non significa alimentare illusioni; non si dà fiducia e non si suscitano le reazioni necessarie, minimizzando o sdrammatizzando i nodi critici della realtà, ma guardandovi in faccia con intelligenza e con coraggio».
Per Napolitano, serve «il coraggio della speranza, della volontà e dell’impegno. Un impegno che non può venire o essere promosso solo dallo Stato, ma che sia espresso dalle persone, dalle comunità locali, dai corpi intermedi, secondo la logica della sussidiarietà».
Infine il presidente della Repubblica detta un imperativo da perseguire in questo momento di crisi: «Basta con assuefazioni e debolezze nella lotta a quell’evasione fiscale di cui l’Italia ha ancora il triste primato. È una stortura divenuta intollerabile, da colpire senza esitare ricorrendo a tutti mezzi di accertamento e di intervento possibili».