Napolitano striglia i politici «Troppe passerelle in tv»

Critica «la smania di comparire». E richiama l’informazione: parla solo delle cose che non vanno

nostro inviato a Napoli

Fatti, leggi, «contenuti». Sono cose così quelle che servirebbero come il pane per far crescere l’Italia. Roba reale, «concreta», come azioni di governo, «impegno» personale e «dignità». C’è bisogno, insomma, di risposte serie «ai problemi della gente». E invece no, si lamenta Giorgio Napolitano, i nostri rappresentanti pubblici si «preoccupano della loro immagine» e hanno «la smania di comparire in televisione». In sostanza, «fanno passerella». Con chi ce l’ha? Silvio Berlusconi si chiama fuori: «Io non ho mai avuto smanie del genere. Nell’ultimo anno in tv ci sono andato una volta sola da Ferrara».
Il Palazzo come l’Isola dei famosi, dove ognuno si mette in mostra in attesa della prossima nomination. La politica come una zattera di naufraghi, sballottata dalle onde dell’antipolitica, esposta all’attacco dei Grillo di turno. L’interesse generale e le «esigenze dei cittadini» messi da parte a favore dello spettacolo e della «visibilità» dei singoli, colpevolmente vellicata dai giornali. Sì, questo è davvero un momentaccio, e il capo dello Stato ne è seriamente «preoccupato».
Secondo giorno del viaggio a Napoli. In mattinata Napolitano è al rione Sanità, il quartiere di Totò ripulito a tempo di record per l’occasione, in visita all’istituto Caracciolo-Salvator Rosa, e ascolta la protesta di una studentessa. La ragazza vorrebbe vedere le strade senza rifiuti anche quando non arriva il capo dello Stato. «Presidente - gli chiede -, con tutto il rispetto, come si fa a evitare che le istituzioni a volte si riducano a fare solo passerella e non a contribuire a qualcosa di più costruttivo?». Il capo dello Stato risponde allargando le braccia: «È vero, le istituzioni non devono fare solo passerella. Io non le ho mai considerate tali. Siamo però in un periodo della nostra vita pubblica - ammette - in cui purtroppo la smania dei mezzi di comunicazione si mischia alla smania di apparire a tutti i costi in tv e, figuriamoci, tutto ciò finisce con il prevalere sull’impegno e sui contenuti».
Troppe chiacchiere e pochi fatti. Tra l’aggressività dei giornali e la voglia spasmodica di protagonismo dei politici si forma un circolo vizioso, un circuito perverso che fa perdere di vista il senso della cosa pubblica. Succede, ma è un errore gravissimo, spiega il presidente, perché «chi è investito di funzioni istituzionali deve affrontare l’impegno con la dignità di chi rappresenta tutti i cittadini».
Dovremmo ma «purtroppo», insiste, l’andazzo è un altro. I politici pensano solo alla propria immagine. O per lo meno, sembra che si preoccupino solo di questo, il che sostanzialmente agli occhi della gente è la stessa cosa. Non va. «Le istituzioni - ripete - non debbono mai essere passerella. Certo, il solo fatto che lo appaiano deve preoccupare. Preoccupa anche me».
Ma la responsabilità di questa situazione per Napolitano non è solo dei politici. C’è pure «la smania dei mezzi di comunicazione», secondo lui, ad alterare le prospettive, esasperando i protagonismi e sottolineando soprattutto le cose che non vanno. «È successo pure oggi - dice -. Un giornale, invece di parlare della mia visita al porto ha dedicato una pagina ai lampioni della luce pericolanti».
E così, per la quinta volta in cinque giorni, il capo dello Stato tira le orecchie al mondo dell’informazione. Martedì al Quirinale, ricevendo i premiati nei concorsi giornalistici, ha tuonato contro il sensazionalismo. Venerdì mattina ha smentito duramente un’agenzia di stampa che per un errore lo definiva «non preoccupato» della situazione politica dopo il voto al Senato sulla Rai. Venerdì pomeriggio ha parlato di «fatto indegno» e di «falsificazione». E adesso gli (ultimi?) due rimbrotti alla categoria, accusata di favorire gli show del Palazzo e di accendere i riflettori solo sulle cose che non vanno. Intanto i politici fanno passerella.