Napolitano: sulle crisi l'Ue parli con una voce sola

Il Quirinale sulle missioni militari: "Il nostro compito non è esportare la democrazia ma sostenere la ricostruzione delle istituzioni"

Roma - Vogliamo contare qualcosa? Vogliamo «essere considerati degli attori globali» e riuscire a mantenere la pace? E allora, dice Giorgio Napolitano, anche per Irak e per l’Afghanistan «noi europei dobbiamo parlare con una voce sola». Vogliamo davvero «contribuire a risolvere » le crisi? E allora ricordiamoci che «la presenza militare italiana non è finalizzata a esportare la democrazia », formula «ambigua e controversa» e che non appartiene alla cultura europea. Il nostro compito è quindi un altro, è quello di «sostenere le iniziative di ricostruzione di istituzioni, di sistemi giudiziari e di polizia». La democrazia, sostiene, non va imposta ma fatta nascere dall’interno. Nessun commento al video-choc con l’autista decapitato dai talebani. Nessun intervento politico diretto sul dibattito parlamentare che si apre oggi a Roma sul sequestro di Daniele Mastrogiacomo.

Ma da Riga, a margine di un vertice con altri sette capi di Stato, Napolitano dice comunque la sua sulla natura dell’impegno internazionale dell’Italia e delle missioni all’estero in generale. «Ci siamo trovati d’accordo - spiega - nel sostenere che l’Europa deve parlare con una voce sola per essere riconosciutacome attore globale. Noi in particolare siamo interessati a dare il nostro contributo alla soluzione di queste crisi. I ministri degli Esteri della Ue parteciperanno alla conferenza di Sharm el Sheik e l’Italia, quale membro non permanente del Consiglio di sicurezza, ha già detto all’Onu che tipo di conferenza si può organizzare per la stabilizzazione dell’Irak». Anche l’Afghanistan è entrato nell’agenda di Riga. «Non abbiamo discusso specificamente della missione - racconta il presidente - né tanto meno di quello che è avvenuto con il sequestro e poi con la liberazione del giornalista italiano. Si è però parlato del contributo che può dare l’Ue per il ristabilimento della pace e della sicurezza in certe zone ». L’Europa non può certo «competere con gli Stati Uniti per le spese militari». Però, aggiunge, non può nemmeno restare ai margini dello scacchiere. Anzi, deve dotarsi di «una maggiore capability» militare per «assumersi le proprie responsabilità».

Quanto all’Italia, il capo dello Stato delimita il perimetro d’azione del nostro Paese: poca esibizione di muscoli e molta solidarietà concreta: «La presenza militare italiana in aree di crisi non è mai stata finalizzata ad esportare la democrazia ». Il nostro compito è l’istitution building, cioè «iniziative di ricostruzione delle istituzioni, di sistemi giudiziarie di polizia».