Napolitano: lo sviluppo impone più rispetto dei diritti umani

Roma Prima al Quirinale, poi a Villa Madama. Quella del presidente della Repubblica popolare cinese Hu Jintao è stata una giornata intensa, iniziata come vuole il protocollo con un faccia a faccia sul Colle e andata avanti con la firma di una lunga serie di intese commerciali con il governo italiano, una conferenza stampa insieme a Silvio Berlusconi e un forum all’hotel Hilton sulla cooperazione commerciale tra Italia e Cina. Con Giorgio Napolitano che, a poche ore dagli scontri nello Xinjiang che hanno fatto registrare 140 morti e 800 feriti, solleva la questione dei diritti umani mentre il premier si concentra sull’agenda dei lavori del G8 che si apre domani all’Aquila e sulle intese commerciali. D’altra parte, fanno notare da Palazzo Chigi, l’azione del governo è stata «complementare» a quella del Quirinale.
Sviluppo e progresso, è il senso del ragionamento di Napolitano, non possono significare solo più ricchezza e più ampio accesso ai beni di consumo ma anche maggior rispetto dei diritti umani. «Una questione - dice il capo dello Stato a Hu Jintao - che l’Italia ha sempre affrontato e intende affrontare nel massimo rispetto delle ragioni cinesi e dell’integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative». Sul punto Berlusconi non torna, concentrandosi soprattutto sui quasi due miliardi di dollari di accordi commerciali siglati tra Roma e Pechino a suggello di relazioni diplomatiche che negli ultimi tempi si sono fatte strettissimi. Quella di Hu Jintao, infatti, è la prima visita a Roma di un presidente cinese negli ultimi dieci anni e segue ben cinque incontri bilaterali tra lui e Berlusconi negli ultimi dodici mesi. Anche per questo, spiega il presidente del Consiglio, «vogliamo sviluppare e migliorare» le relazioni economiche tra Italia e Cina che oggi raggiungono i 38 miliardi di euro. «In tre anni - dice il Cavaliere - puntiamo a entrare tra i primi tre paesi che hanno investimenti con Pechino». «Italia e Cina - gli fa eco Hu Jintao - dovranno lavorare insieme per opporsi al protezionismo e salvaguardare l’apertura e l’imparzialità del sistema commerciale globale».
Durante il forum sulla cooperazione commerciale, i due affrontano anche il capitolo crisi. «Io penso che il peggio sia passato - dice Berlusconi - mentre il presidente cinese è convinto che siamo ancora nel mezzo della crisi». Comunque, aggiunge il premier, l’Italia è «messa meno male di altri Paesi». Le banche, dice il Cavaliere, «sono rimaste in piedi» e ora «devono continuare a fare il loro lavoro». Il compito del governo, invece, «è quello oggi di dare fiducia e ottimismo e io ho detto al presidente cinese che noi possiamo uscire meglio dalla crisi». Berlusconi, quindi, ribadisce quella che da tempo è una delle sue più forti convinzioni: alla base della crisi vi sono soprattutto «fattori psicologici» e il calo dei consumi è dovuto in massima parte alla «paura». Anche per chi, come i dipendenti pubblici, «non avrebbe motivo di temere una riduzione del proprio potere di acquisto». Ma su questo fronte può essere utile dare uno sguardo verso Oriente perché, dice il Cavaliere, «la presenza nei mercati orientali» può aiutarci a «tirarci fuori dalla crisi».
Berlusconi, poi, ha parole di elogio per la politica internazionale di Pechino. «Ho avuto modo di incontrare Hu Jintao diverse volte e - spiega - ho sviluppato con lui un rapporto cordiale nel quale confrontiamo con grande franchezza le nostre opinioni». «Sono un attento osservatore delle scelte cinesi e - aggiunge dopo aver assicurato la sua presenza a Shanghai per l’Expo 2010 - in particolare nell’ultimo anno ho apprezzato il modo con cui la Cina si muove sulla scena internazionale». Dopo il vertice euroasiatico Asem che si è svolto a Pechino lo scorso ottobre, aggiunge il premier, «ho capito con quanto rigore il presidente della Repubblica, il capo del governo e il ministro degli Esteri, facciano seguire con coerenza i loro atti di politica internazionale a quella che hanno chiamato la politica dell’armonia». Una politica, osserva Berlusconi, «aperta al dialogo con tutti». L’auspicio di Palazzo Chigi, quindi, è che dalla Cina arrivi un aiuto alla presidenza italiana del G8 per raggiungere soluzioni positive sulla ripresa dei negoziati di Doha sul commercio mondiale e sulla loro chiusura entro il 2010. «Credo che sia conveniente per tutti», dice Berlusconi, «portare a compimento tali negoziati entro il 2010» e «spero che all’Aquila potremo decidere di dare al presidente del Wto, Pascal Lamy, un mandato affinché il negoziato si concluda, possibilmente entro il 2010».