Napolitano: «Troppa nera e giudiziaria su giornali e tv. E anche troppi urli»

Il capo dello Stato, visitando la redazione dell'Eco di Bergamo, invita anche i media ad abbassare i toni: «É una gara a chi grida di più. Dalla politica arrivano sempre giudizi esasperati, non si richiede un ulteriore eccesso di drammatizzazione dei contrasti»

Troppa cronaca nera, troppa giudiziaria su giornali e tv. Ormai questi fatti, dice Giorgio Napolitano, «prendono spesso e volentieri il posto di notizie essenziali, come quelle internazionali». E poi, insiste, c'è troppa informazione gridata: «É una gara a chi urla di più». Certo, riconosce il capo dello Stato, non è colpa della stampa se nella politica lo scontro ha raggiunto livelli di guardia. Però «occorrebbe anche una informazione più responsabile, più pacata, affinchè ci sia un clima politico di maggiore correttezza e sobrietà».
Diamoci tutti una calmata, questo è il senso delle parole del presidente in visita nella redazione dell'Eco di Bergamo: «È ormai difficile che vengano dalla politica giudizi misurati, quelli che arrivano sono sempre esasperati». Proprio per questo motivo, «la rappresentazione della dialettica dei contrasti non richiede questo eccesso di esasperazione», anche se «è ingiusto cercare nel giornalismo molte colpe per una deriva che c'è stata nella vita politica». Ma chiaramente la stampa «è un'antenna molto sensibile sia per capire che per influenzare nel bene e nel male quel che avviene».
Insomma: «Altro che abbassare i toni! Molto spesso l'informazione è gridata e c'è una gara a chi grida di più, ed è difficile sottrarsi, dissociarsi, da questa rincorsa che finisce per immiserire l'informazione». E Napolitano non si limita a criticare la forma, se la prende pure con il contenuto: «C'è uno spazio abnorme, soprattutto il televisione, per le notizie di cronaca nera e di cronaca giudiziaria, che hanno preso il posto di notizie essenziali di politica internazionale. I fatti del mondo sono spesso sottaciuti, dei conflitti si dice poco. Bisognerebbe informare della realtà mondiale e non soltanto di quella nazionale».
Lo spunto per queste «riflessioni» glielo dà il direttore dell'Eco di Bergamo, Ettore Ongis, che ricorda i doveri del giornalismo di «stare sulla realtà, di offrire una informazione credibile e di qualità», anche a fronte di «una deriva in cui è scivolata una parte dell'informazione». I suoi ripetuti appelli ad abbassare i toni, aggiunge Ongis, «ci riguardano da vicino, non è solo la politica a dover riflettere poichè il giornalismo di questi anni rischia di essere il principale responsabile del disarmo morale e civile del paese». Perciò non vogliamo separare libertà e responsabilità, diritti e doveri e, come ci ha insegnato il nostro storico direttore Andrea Spada, pensiamo che il giornalista non può essere solo un cantastorie e un altoparlante».
Napolitano annuisce: «Vorrei sentire da tutti i direttori che incontro questi toni e questi richiami a principi e regole di autonomia e di responsabilità che credo tutti dovrebbero condividere».